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É Ferragosto: si mangia!


Giovedì 27, Agosto 2015
in  Leggere con gusto


Ormai le vacanze sono un ricordo, il caldo opprimente pure. Ma un filo di gusto rimane, una sorta di acquolina in bocca per le serate con amici seduti al tavolo a gustare melone e prosciutto, una parmigiana di melanzane morbida e filamentosa, un gelatone di crema e torroncino. La festa dell'estate è il clou: Ferragosto: nei miei ricordi di adolescente, era il picnic in campagna, con zie e cugini, con tanto di tovaglia cerata da stendere sull'erba e cesta contenitore: allora andavano per la maggiore in famiglia i maccheroni freddi con pancetta e olive e il flan al torroncino. Un pranzo vero e proprio, che durava e si trascinava per tutto il pomeriggio: il salame non mancava, una fetta di pane con burro pure, per tacitare appetiti incontenibili. Da giovane moglie, invece, le camminate ai rifugi oppure il concerto di ferragosto in alta quota. Poi con l'avanzare dell'età e le energie che scemano, questi divertissements sono diventati un pallido ricordo. Ferragosto per molti oggi è diventato un pranzo al ristorante, con la ricerca affannosa del locale aperto e confortevole, sufficientemente aerato: un momento conviviale di assoluto riposo. Essere serviti come a Natale perché Ferragosto deriva da feriae Augusti, la festività istituita dall'imperatore Augusto nel 18 a.C. 'nel qual tempo, siccome per Natale, si sogliono dar le mance, come gli antichi le davano a capo d'anno'


Già Pellegrino Artusi che è una sorta di Bibbia della cucina, esalta il pranzo del Quindici di Agosto, un vero e proprio banchetto, che in casa è difficile da realizzare: riso con quaglie o minestra di semolino, fritto alla romana, bue con tortino di zucchini o pollo in salsa tonnata, babà e un gelato di cioccolata. Non proprio un menu adatto al caldo, quello che suggerisce Artusi. Ma in effetti non si allontana di molto dalla realtà. A pochi chilometri da Mantova, sulle rive del Mincio, in un ristorantino di campagna, a Ferragosto vengono servite tonnellate di cotechino con pane e vino Lambrusco. Il paesino si chiama Grazie e pare continui ad osservare una grida di Gian Francesco Gonzaga del 1425, che aveva sancito la fiera delle Grazie e dichiarato il piazzale del santuario 'libero mercato di merci' e alimentare lo spirito di grandeur del duca con l'abbondanza del cibo,


A Roma al ristorante per la festa d'agosto si propone il pollo in umido con peperoni, a Caserta galletto ruspante con una farcia a base di uova, salame, pepe, prezzemolo e aglio. Alimenti non proprio leggeri. Emilio De Marchi, l'autore di Demetrio Pianelli, è sulla stessa linea quando invita gli amici: 'Venite a festeggiare il ferragosto con noi. Abbiamo tre oche stupende che hanno bisogno di essere ammazzate!'.

 

cetta berardo

 

 

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