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A pranzo con Guccini


Mercoledì 24, Aprile 2013
in  Leggere con gusto



Ci sono momenti alti nella vita di una città, che danno una carica, che danno un sapore diverso alle cose, che ridanno speranza. Questo ha rappresentato per me l'incontro con Francesco Guccini, il mito della mia giovinezza, quando le sue parole avevano un significato vitale, quando a scuola spiegavo la poesia attraverso la sua musica e leggevo le sue canzoni di educazione civile. Da allora molto è cambiato, Guccini è invecchiato e non canta più, ma gioca ancora con le parole, scrivendo gialli, alla Camilleri. A Ostana, all'osteria Galaberna, tra l'aria pura dei monti, si è pranzato con l'ospite d'eccezione: antipasti e un salame crudo di casa, pruriginoso e rosso. Guccini è apparso il gigante, che si muove bene in ambienti naturali, lui che conosce gli anfratti della natura e ha insegnato ad amarla.


C'è una canzone che mi piace qui ricordare, perché ben si sposa con il menù che ha segnato l'incontro. Si intitola appunto Una canzone.



La canzone è una penna e un foglio


così fragili fra queste dita,


è quel che non è, è l'erba voglio


ma puó essere complessa come la vita.


La canzone è una vaga farfalla


che vola via nell'aria leggera,


una macchia azzurra, una rosa gialla,


un respiro di vento la sera,


una lucciola accesa in un prato,


un sospiro fatto di niente


ti rimane per sempre in mente.



La convivialità è anche poesia: le ravioles della Val Varaita sono il degno piatto: un po' sgraziati all'aspetto questi gnocchi di formaggio, ma profumati e friabili, fatti di niente: patate bollite in acqua, poi passate con pezzetti di tumìn. Con farina, uovo, formaggio grattugiato, sale e noce moscata, si forma l'impasto, si lavora con le mani e nascono lunghi cordoncini a forma di fuso, arrotolati con il palmo della mano. Una volta cotti, si aggiunge panna, un po' di sale, pepe e noce moscata, burro e salvia. Una manciata di formaggio grattugiato e il piatto è pronto.



La canzone puó aprirti il cuore


con la ragione o col sentimento


fatta di pane, vino, sudore


lunga una vita, lunga un momento.



Oltre le ravioles, innaffiati da vino, i dolci, tanti, torta di mela, crema catalana, torta di fragole: il coro di Ostana accompagna. Guccini è lì, con la faccia tonda e rossastra, la voce un po'roca, la statura da gigante: una roccia, ma quando parla ha l'ironia di un tempo, ammicca al mondo. Di lui rimarrà la scatola magica, il dessert più gustoso:



La canzone è una scatola magica


spesso riempita di cose futili


ma se la intessi d'ironia tragica


ti spazza via i ritornelli inutili;


è un manifesto che puoi riempire


con cose e facce da raccontare


esili vite da rivestire


fatta con sette note essenziali


e quattro accordi cuciti in croce


sopra chitarre più che normali


ed una voce che non è voce


ma con carambola lessicale


puó essere un prisma di rifrazione


cristallo e pietra filosofale


svettante in aria come un falcone.


Cetta Berardo

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