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Accoglienza a Saluzzo


IL BENVENUTO ALLA FAMIGLIA ERITREA

Giovedì 8, Marzo 2018
in  Saluzzo


SALUZZO- Un cartellone con la scritta 'Benvenuti' a caratteri cubitali in italiano e in tigrino (lingua semitica parlata in Eritrea) ha accolto venerdì pomeriggio 2 marzo in corso Piemonte la famiglia di richiedenti asilo approdati in Italia tre giorni prima direttamente da Addis Abeba in Etiopia attraverso i corridoi umanitari. Sarà la Caritas diocesana ad accompagnare i genitori di 56 e 57 anni con due figli, Abigayl, 19 e Alazar, 24 anni nel cammino verso il riconoscimento dello status di rifugiato. «A Saluzzo è arrivata quel che resta della famiglia di cui facevano parte in origine altri due figli più grandi, uccisi entrambi, che come il papà erano combattenti della resistenza eritrea al regime» raccontano gli operatori della Caritas che sono andati ad attenderli all'aeroporto di Fiumicino per portarli a Saluzzo. Dopo aver lasciato il loro Paese circa 8 anni fa, hanno vissuto in uno degli immensi campi profughi nel nord dell'Etiopia; in seguito la famiglia è stata trasferita ad Addis Abeba ed ha cambiato più volte abitazione per sfuggire alle minacce di morte. Proprio perché era in pericolo di vita è stata scelta per far parte del gruppo di oltre 100 profughi giunti in Italia a fine febbraio.
«Il viaggio comincia adesso» ha detto don Beppe Dalmasso che venerdì scorso ha fatto gli onori di casa, al fianco del direttore della Caritas diocesana don Beppe Dalmasso, c'erano il vescovo Cristiano Bodo ed il sindaco della città Mauro Calderoni: la famiglia è stata letteralmente circondata dall'abbraccio e dalla simpatia di oltre una trentina di volontari che si sono già fatti in quattro per facilitare il loro inserimento in città. «Vengono dall'Asmara e conoscono alcune parole di italiano, eredità del passato coloniale.- ha spiegato Virginia Sabbatini, referente per l'accoglienza della famiglia- Cappuccino, ad esempio, ma anche Alfa Romeo, che è il nome di un quartiere della loro città».
Dopo l'arrivo a Saluzzo la famiglia ha avviato a Cuneo le pratiche per chiedere il riconoscimento dello status di rifugiato, esattamente come accade ai profughi che approdano sulle coste italiane. Tempo di attesa stimato per ottenere una risposta: 1 anno e mezzo. Ma a differenza di quei profughi, per i quali è prevista una diaria a carico dello Stato di 35 euro al giorno, in questo caso sarà la Caritas a farsi carico di vitto, alloggio ed esigenze della famiglia contando sui fondi messi a disposizione dalla Cei e sulla collaborazione della comunità locale.
Passato il primo periodo di ambientamento, seguiranno le lezioni di lingua italiana ed il Rotary club di Saluzzo si è reso disponibile a finanziare un percorso di formazione scolastica o professionale. Presto dovrebbero lasciare la casa di prima accoglienza di corso Piemonte che li ha ospitati temporaneamente, per sistemarsi presso l'ex casello di via Savigliano.
susanna agnese

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