DIREZIONE, REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE        Via Parrà, 9 - 12037 Saluzzo (CN) - Tel. 0175.42556 - Fax. 0175.43440

Alfa Coronea Borealis


Giovedý 17, Ottobre 2013
in  Stella Stellina


Si chiama anche Gemma, perché risplende come un vivido diamante al centro di un semicerchio di stelle che fan da diadema. C'è voluto un secolo di ingegnosi artifizi teorici e di progressi strumentali per descrivere le caratteristiche fisiche del sistema binario di cui fa parte. Parlando tempo fa, di Antares, dello Scorpione, ebbi a dire che per lo più è difficile riconoscere negli allineamenti delle stelle le figure immaginarie che si vuole rappresentino; solo poche appaiono evidenti, come lo Scorpione che nelle sere d'estate vediamo sfiorare l'orizzonte con la sua ritorta coda.


Un'altra di queste configurazioni che suggeriscono immediatamente l'immagine è la bella corona che appare alta nel cielo d'estate, sono le sei stelle disposte a semicerchio fra le costellazioni di Ercole del Boote.


Appiono veramente come una corona di brillanti con un prestigioso diamante centrale di splendida luce bianco-azzurrina. E infatti corona chiamarono gli antichi Greci quest'allineamento di stelle; e siccome un'altra corona, se pur meno appariscente è visibile nel cielo australe, ed era ben conosciuta perché per scorgerla alta sull'orizzonte bastava scendere alla latitudine di Alessandria, i Greci qualificarono la nostra come corona boreale.


La fantasia si è poi sbizzarrita a trovare storie connesse con questo cerchio di stelle. Si è così favoleggiato che fosse il diadema regalato da Tesco ad Arianna, la figlia di Minosse, che lo aveva aiutato, col suo famoso filo, ad uscire dal labirinto di ????. Secondo altre versioni la corona sarebbe stata invece regalata ad Arianna da Bacco, oppure sarebbe stato il dono nuziale di Venere ad Arianna che andava sposa a Bacco. Alcuni poeti aggiungono che fosse opera di Vulcano che la fabbricó con oro e gemme indiane.


Ai cinesi il semicerchio stellato evocó l'immagine di una conchiglia perlifera e chiamarono Perla la stella più splendente, ma anche dai poeti latini questa stella venne chiamata, oltre che Gemma Coronea, anche Margarita Coronea cioè la Perla della Corona.


La Gemma è per definizione bianca come Vega, la gigantesca stella nella costellazione della Lyra, la parallasse, determinata trigonometricamente, ci informa che questa stella si trova a 21 parsec di distanza (un Parsec uguale a 3,26 anni luce) siccome la sua magnitudine apparente visuale e 2,23 la magnitudine assoluta risunta + 0,64; con questa luminosità e col suo tipo spettrale la Gemma va a porsi sul diagramma Hr, nel bel mezzo della sequenza principale, cioè una stella normale che emette tanta luce quanto 50 soli.


Prima ancora della distanza si era arrivati a misurare il moto apparente di questa stella: un moto proprio di circa 0,1 secondi d'arco per anno che avevano portato una differenza di una quindicina di secondi fra la precisa posizione determinata dall'abate Piazza verso la fine del XVIII secolo e quella ancor più precisa determinata quasi un secolo dopo, per la compilazione del primo catalogo stellare dell'Astronomische 'Gellelscaf, (il primo grande catalogo della Società Astronmica Tedesca che in 28 volumi pubblicati fra il 1890 ed il 1924 dà le posizioni di 190 mila stelle).


Nel frattempo il celebre R.A. Proctor si era reso conto che cinque delle più splendenti stelle del Grande Carro o dell'Orsa Maggiore, hanno moti propri che prolungati all'indietro si intersecano tutti in un punto, cioè mostrava che queste stelle si muovono su traiettorie parallele, che appaiono divergere da un punto per effetto di prospettiva, come i binari di un lungo tratto rettilineo di ferrovia. Si era scoperta così l'esistenza dell'ammasso stellare dell'Orsa Maggiore.


Pochi decenni più tardi ci si rese conto che anche la Gemma, pur apparendo nel cielo molto lontana dal Grande Carro, fa parete di quest'ammasso. Effettivamente, tutti gli ammassi stellari sono in moto rispetto al Sole; mentre peró solitamente sono riconoscibili come raggruppamenti di stelle che si evidenziano visivamente, quelli detti convenzionalmente ammassi in moto sono costituiti da stelle così rade e così vicine a noi da apparire talmente lontane le une dalle altre nel ciclo che è impossibile la percezione visiva dell'esistenza di un legame tra di loro. Soltanto lo studio dei loro moti consente di rivelarne l'appartenenza ad un ammasso.


Fu nel 1909 che E. Hertzsprnng contattó che i moti propri della Gemma e di Sirio hanno direzioni che divergono dallo stesso radiante dell'ammasso della Orsa Maggiore. In seguito anche le velocità radiali, ricavate dall'effetto Doppler nello spettro, messe in relazione alla distanza angolare dal radiante, confermarono la deduzione che queste stelle appartenessero all'ammasso. Oggi si sa che l'ammasso dell'Orsa Maggiore è costituito da un nucleo di 13 stelle, fra cui le cinque del Grande Carro, situati in una regione dello spazio di una decina di parsec di diametro e centrata a 23 parsec dal Sole, nonché da un alone di varie decine di stelle sparse tutt'attorno al Sole entro una distanza di un centinaio di parsec; ma certamente molte stelle deboli sono sfuggite alla ricerca.


Il nucleo si sta avvicinando a noi. Infatti i moti propri divergono da un radiante invece di convergere verso un convergente, come avverrebbe se si allontanassero; il Sole si trova nel bel mezzo dell'alone senza peró far parte dell'ammasso che sta attraversando alla velocità di 16 km/?.


La distanza di una stella appartenente ad un ammasso in moto puó essere determinato in base al moto proprio, alla velocità radiale ed alla posizione rispetto al radiante o al convergente raggiungendo una precisione superiore a quella consentiva dal metodo trigonometrico classico. La distanza così calcolata per la Gemma risulta 20,5 parsec. Dato l'ottimo accordo con la distanza trigonometrica, questo risultato conferma l'appartenenza della Gemma all'ammasso dell'Orsa Maggiore.


Mentre, agli inizi del secolo, si appurava questo fatto, si cominciava ad acquisire informazioni di grande interesse sulla natura fisica di questa stella: nel 1910 si scoprì che era una doppia spettroscopica e subito dopo venne fatta un'altra importante scoperta sulla quale merita soffermarci un po'. Nel 1910 J. Stebbins dava inizio a una nuova era nella tecnica della fotometria astronomica applicando alla misura della luce degli astro la cellula fotoelettrica a selenio, questa cellula, come noto, ha la proprietà di variare la propria resistenza elettrica in funzione del flusso di luce che riceve.


Applicando la sua cellula al rifrattore di 30 cm. di apertura dell'Osservatorio dell'Università del Wixonsin, Stebbins riuscì a rivelare il minimo secondario della stella Algon nella quale la luce s'indebolisce di appena 5 centesimi di magnitudine e che perció fino ad allora era sfuggito all'osservazione. Nel 1912 volse il suo telescopio verso la Gemma e la cellula mise in evidenza un indebolimento di luce che si ripeteva ad intervalli regolari di 14,36 giorni: aveva scoperto che la Gemma è una variabile ad eclisse.


1. Continua

 

Umberto Paoli

 

 

 

CorrierediSaluzzo.it è una testata giornalistica.
P.Iva - Cf. - Reg. Imprese CN n. 01893690048
Rea n. CN-142932
Direttore Responsabile: Mario BANCHIO
email: redazione@corrieredisaluzzo.it

Contatta la redazione

© SOCIETA' EDITRICE SALE E LUCE - SOCIETA' COOPERATIVA - Tutti i diritti riservati - Note legali - Area riservata -   Esci
powered by Leonardo Web s.r.l. - MANTA (CN)