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Arcobaleno di colori


Giovedý 20, Novembre 2014
in  Leggere con gusto


Due incontri, due colori simili: il nero, o meglio il buio.


A Cuneo, alla rassegna 'Scrittori in città' mi sono cibata di problemi dell'oggi: da un alto i migranti di Lampedusa, dall'altra gli adolescenti di un carcere minorile. Gli autori: il giornalista siciliano Davide Camarrone che ha seguito, visto, incamerato e scritto del dramma degli sbarcati a Lampedusa, tra indifferenza di Stato e solidarietà dei lampedusani. E Mario Tagliani, da trent'anni maestro al Ferrante Aporti. Il maestro dentro s'intitola il suo diario, ma lui è davvero maestro dentro: con l'autorevolezza, il carisma, la passione dell'insegnamento.


Il buio, quello della morte nelle acque del Mare nostrum, il buio di vite che finiscono precocemente dentro, in carcere.


Alla base sempre la diseguaglianza, l'aver subito delle perdite, il vuoto. Galimberti parla di nichilismo culturale del nostro tempo e Tagliani concorda: chi conosce il carcere in età adolescenziale, ha avuto una vita di 'dolore', di assenze, soprattutto affettive. Chi ha solcato il mare per fuggire dalle guerre, dalle persecuzioni, dalle torture, dalla miseria, affronta il pericolo reale della morte, incontra un territorio che spesso non è amico, con pregiudizi e razzismo.


Ascoltando i due scrittori, mi sono nutrita di mare e di aria, ho ritrovato il linguaggio della speranza, del riscatto, della dignità. Ne è venuto fuori un vocabolario diverso, quello che mi piacerebbe diffondere, per andare oltre i pregiudizi e il razzismo strisciante, l'egoismo imperante.


E' tempo di migrare, oggi. Come le rondini in autunno, oggi i migranti della frutta numerosi nel Saluzzese, se ne stanno andando. Dove, non sanno. Le tende erano la loro 'casa', un triangolo fatto di niente. Ma erano 'casa'.


A Lampedusa le case sono recinti, casermoni di accoglienza che gridano vendetta. Al Ferrante Aporti la 'casa' è l'accudimento di un maestro più maestro di altri, intelligente, sensibile, che sa 'ascoltare' le risonanze del cuore.


Mi sono cibata di tante emozioni e ho pensato che una cioccolata con panna, alla fine degli incontri, proprio ci voleva.


Davanti alla tazza fumante, ho ripensato ai colori, il rosso della maglia di Tahar Ben Jelloun, il biondo-grigio dei capelli arruffati di Melania Mazzucco che ha incantato su quadri e musei del mondo, l'azzurro delle stelle di Mussapi, il rosa delle donne di Lingua Madre. La cioccolata era nera, scura, molto buona. Mi ha lasciato un che di dolce, la speranza, quella del colore verde.


Ho rinunciato alla spruzzata di panna. Avrebbe deturpato lo scuro della tazza, arcobaleno di colori. Che mi porto dentro.

 

cetta berardo

 

 

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