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Auguri alla Elsa Morante


Mercoledì 24, Dicembre 2014
in  Leggere con gusto


Un modo diverso di fare gli auguri di Natale ce lo suggerisce un testo di Elsa Morante, ovvero una lettera che mandó all'amico Goffredo Fofi: una sorta di apologo e di riflessione, secondo lo spirito controcorrente della scrittrice.


Si tratta del racconto, vero o fantastico poco importa, di un pranzo di Natale particolare, all'interno di un collegio per orfani. Il direttore, presentando le portate, dice ai ragazzi di pensare, davanti al cibo, ai bimbi poveri che non hanno nulla, neanche del pane raffermo. Suggerisce loro di fare un fioretto, cioè di rinunciare alla fetta di torta che spetta ad ognuno. Tutti quelli che sono d'accordo con questa offerta, si alzeranno da tavola. Tutti lo fanno eccetto uno, di nome Egidio, che non aderisce e afferma di essere 'il cattivo', cioè la pecorella smarrita. Perché non si alza, distinguendosi dai suoi compagni? perché gli pare che quella proposta non sia onesta, che nasconda qualcosa. Così solo e soletto a tavola gusta il dolce. O vorrebbe gustarlo, ma a lui quel dolce proprio non piace. Si tratta malauguratamente di zuppa inglese, l'aborrita zuppa inglese. Il direttore, ritornando nel refettorio, vedendo la portata non più integra, si irrita e si arrabbia con Egidio. Quella torta l'avrebbe regalata a un personaggio importante, molto goloso, per ingraziarselo per futuri favori. Il finale è alla Elsa Morante, con la sua vis polemica, ma comunque contiene una sua morale, un succo per dirla in chiave gastronomica. Ogni messaggio contiene un significato reale e un significato ulteriore. Deve essere chiaro, con obiettivi credibili e onesti. Se poi viene da un adulto, l'adulto deve essere autorevole: è credibile un adulto che senza mettersi in gioco chiede ai bambini soltanto, un sacrificio? Egidio sarà pure il cattivo o l'egoista, ma in fondo aveva colto l'ambiguità e la disonestà del suo direttore. La lista del pranzo era la seguente: fettuccine, abbacchio con patate, una pera. Un Natale tutto sommato spartano.


A me è parsa la lettera un bel biglietto d'auguri. Onestà e franchezza, sono ingredienti che non puzzano, che sanno sempre di pulito. Il piccolo Egidio si ribella, la sua è una rivoluzione civile. E' vero, in nome del palato, ma a volte attraverso il palato passano messaggi potenti.


Onestà suona greve, in questi tempi e andando in carcere, domenica, a sentire officiare il vescovo di fronte ai detenuti, il biglietto l'ho compreso ancora di più. In carcere, si scontano azioni disoneste e si puó perdere tutto, anche la dignità. E' solo la coscienza che accompagna, che puó redimere .


A Natale il mio pranzo sarà parco, sarà condito di pensieri e di sogni: il sogno di una società onesta, dove i furbi siano sconfitti e prevalga di nuovo il senso della dignità. Quella interiore.

 

Cetta Berardo

 

 

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