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Automatismi psicologici e psicoterapia


Giovedì 26, Novembre 2015
in  Libera-Mente


L'esperienza umana puó essere immaginata, dal punto di vista psico-biologico, come un flusso continuo di stati corporei, emozioni, pensieri e comportamenti concatenati tra loro all'interno delle dimensioni fondamentali di spazio, tempo e relazione.


Non abbiamo idea di quanti processi mentali sfuggano alla nostra consapevolezza. Le neuroscienze stanno fornendo progressivamente basi scientifiche sempre più solide a sostegno di quanto gli 'Automatismi psicologici' possano concorrere allo sviluppo e al mantenimento di una molteplicità di disturbi e di sofferenza psicofisica. Tutto ció potrebbe sembrare innovativo, ma, come spesso accade, la scienza progredisce ripescando nella memoria intuizioni di maestri dimenticati e sottoponendoli a verifica sperimentale con gli strumenti del proprio tempo. Pierre Janet, psicologo francese vissuto oltre un secolo fa, rappresenta a pieno titolo uno di costoro.


'Certo che non riesco a capirla. Quando ci sarebbe bisogno di lei non c'è. Per esempio l'altro giorno. Ero uno straccio. Ho perso nell'arco di un'ora il fidanzato e la mia migliore amica e lei? Ti chiederai dov'era giusto? Da sua madre, che sarebbe mia nonna, a lamentarsi di quanto sia difficile crescere i suoi figli. Non ero presente, ma so che lo stava facendo. È il suo disco fisso. Sai quei momenti in cui avresti bisogno di un abbraccio... Quello di un genitore intendo... Niente da fare. Quando è arrivata a casa la prima cosa che ha notato è stato il mio vestito nuovo, che non ha esitato a confrontare con la sua borsa firmata, come fosse una partita da vincere... E i miei occhi lucidi, ti chiederai? Quelli sono ancora lì, come sempre, in attesa di mani che sappiano asciugare lacrime di un adolescente, invece che la carta di credito di papà.


Non so. Mamma è così. Le viene automatico. Sembra mia sorella vero?'.


'Guardi, mio padre è sano come un pesce. Gli esami sono tutti nella norma, anzi, la glicemia è meglio della mia!


Da un anno è in pensione. È sempre stato un tipo ansioso, ma penso che certi suoi comportamenti (che lo hanno sempre contraddistinto, comunque) siano andati incontro ad un certo peggioramento negli ultimi tempi. Ho notato che accade spesso in prossimità del weekend, in particolare quando io e Paolo decidiamo di portare i bimbi in montagna, nella vecchia casa natale di mio marito. Due giorni prima comincia a lamentare insonnia, leggera costrizione al petto, irrequietezza e talvolta persino vertigini. Il cardiologo ha escluso rischi dal suo punto di vista. Persino il neurologo e il medico di famiglia ci hanno rassicurato. È proprio automatico. Ormai posso già prevederlo. È ansia vero? Io sono figlia unica'


Per una serie di concause genetiche, ambientali, storiche, familiari e culturali, ogni individuo ha la tendenza a sviluppare schemi comportamentali che divengono in larga misura automatici e inconsapevoli. Alcuni di essi, tuttavia, possono sostenere e rinforzare una fetta importante della sofferenza psicologica e psicofisica personale. Il concetto di automatismo psicologico è la parola chiave. Un processo diventa automatico quando non è più mediato dalla consapevolezza; quando, cioè, diventa spontaneo.


Se pensiamo, ad esempio, a quella mamma che tende ad attuare comportamenti di pariteticità con la figlia mettendosi sul suo stesso piano invece che prendersi cura di lei, notiamo, anche grazie alle parole della ragazza, quanto tutto ció possa essere frutto di un meccanismo incontrollato generativo di sofferenza, o quantomeno di disfunzionalità nella relazione.


Anche la reazione del papà neo-pensionato al distacco della figlia per il weekend potrebbe essere conseguenza di un automatismo.


Altra ipotesi a sostegno della natura inconsapevole del fenomeno è il fatto che a riconoscere il processo siano le persone che ruotano attorno al soggetto e non l'interessato, in assenza di un lavoro di conoscenza personale con un esperto.


Il cervello è cablato per massimizzare il risparmio energetico. Ció significa che tutto ció che puó essere automatizzato e velocizzato viene sostenuto a amplificato (pensiamo ad azioni come guidare la macchina o leggere, una volta apprese).


Uno degli obiettivi di intervento in psicoterapia puó consistere proprio nell'implementazione delle strutture cerebrali utili a favorire l'uscita dall'automatismo patogeno mediante l'auto-osservazione e la defusione.


Cosa significa? Portare la persona a sviluppare come pratica quotidiana l'osservazione dei propri processi mentali e comportamentali mentre sono in atto, tenendo presente che l'obiettivo non è capire, ma semplicemente osservare, riportando l'attenzione su di sé. Per questo lavoro inziale di psicoterapia, che richiede da parte del professionista l'abilità di attivare onde cerebrali alfa (le onde degli stati pre-sonno, della creatività, dei sogni ad occhi aperti e della meditazione) nel paziente e in se stesso, è necessario un certo periodo di sforzo congiunto e di applicazione personale. Tutto ció, peró, ripagherà presto, sia in termini di riduzione/risoluzione della sintomatologia, che del benessere generalizzato.


Noi non siamo soltanto i nostri automatismi. Possiamo essere molto di più...

Fabio Borghino

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