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Castagna, dono della natura


Giovedì 24, Ottobre 2013
in  Leggere con gusto


In questi giorni osannata in tante sagre, regina è la Fiera del marrone di Cuneo. I prezzi sono alle stelle, come fosse il cibo dei re. Mi scordo quest'anno di fare la marronita.


Eppure, 'il cereale che nasce sugli alberi', un tempo era l'alimento dei poveri. Senofonte lo scriveva, chiamandolo 'noce piatta senza fessure', buona nutrizione per le popolazioni dell'Anatolia. Ippocrate, nel IV sec. a. C., citando le 'noci piatte' ne esalta, una volta giunte a maturazione, il valore nutritivo, lassativo e, nel caso si utilizzino le bucce, anche astringente.


Teofrasto nella Storia delle piante, riferendosi alla castagna, la dipinge come 'ghianda di Giove' e segnala la presenza di castagni nell'isola di Eubea, nell'isola di Creta e sul monte Ida.


Nella seconda metà del Quattrocento, il medico e archiatra ducale, accademico a Pavia e Torino, consigliere fidato di Ludovico di Savoia, Pantaleone da Confienza, elogia la dieta montanara costituita prevalentemente da castagne, latte e latticini, affermando che essa è in grado di offrire una nutrizione completa.


Proprio nel periodo di guerre e momenti di crisi, l'uso della farina di castagne si diffonde compensando la carenza di cereali. Oggi le castagne sono cibo in più, l'aggiunta preziosa, in pasticceria o sulla mensa come dolce, come leccornia. Addirittura come ispirazione per versi o quant'altro, come rimarca Carducci: A scrivere imparasti in una botte, /accordando le rime irte e astratte/ a lo scoppiar de le castagne cotte.


Ma, aldilà della tavola, è bella la scenografia in cui si muove la castagna. Carlo Linati, scrittore lombardo del primo Novecento, si lascia suggestionare dall'effetto cromatico: Nel bosco le foglie secche hanno acquistato colore di cialde e cadono i ricci lasciando uscire dalla larga bocca spinosa le castane bruno-laccate, che poi si sparpagliano con un guizzo, pel pendio


Pablo Neruda si erge su tutti, per la potenza con cui effigia la castagna nell'Ode a una castagna caduta al suolo: Dal fogliame irto /sei caduta/completa, /del colore del legno lucidato,/ dello splendido mogano, /veloce/come un violino, /appena nato sull'altura, /e cade/offrendo i suoi doni rinchiusi,/ la sua nascosta dolcezza... Non si è scalfita, la castagna, si è semplicemente decisa a saltare a terra brunita e pronta, /dura e dolce/ come un piccolo seno / delle isole d'America.


Dopo queste parole, è peccato comprare la castagna, a cinque euro al chilo, è peccato anche sfiorarla. La lascio così, integra e lucida, sola, sul mobile di cucina, la guardo e mi arrrichisco. Dentro la scorza, non c'è solo il farinoso spessore ma un seme,/ castagno, autunno, terra,/acqua, altura, silenzi. Il dono della natura.

 

Cetta Berardo

 

 

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