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Che bel quadro! Me lo mangerei...


Giovedì 10, Ottobre 2013
in  Leggere con gusto


Puó un dipinto scarno, essenziale, essere 'ghiotto'? Mi capita, di fronte ai quadri di Francisco de Zurbarán, di provare un senso di semplicità estetica e una sorta di piacere del cibo.


Lui, chiamato il Caravaggio spagnolo, ora in scena al Palazzo dei Diamanti di Ferrara in una mostra che lo celebra come grande protagonista del Siglo de Oro, è forse più famoso per i quadri di argomento religioso che per le nature morte. Nelle nature morte di Zurbarán non c'è nulla del dramma secolare, dell'esibizione teatrale, dell'esuberanza materialistica delle pitture di genere e delle nature morte dei contemporanei italiani, olandesi, fiamminghi e di molti artisti spagnoli. Non c'è nulla della seducente esibizione di costose ghiottonerie e preziose stoviglie su tavole coperte di broccato, che facevano appello ai sensi dei commercianti borghesi dell'epoca. Non c'è nulla della saturazione noncurante della tavola semisparecchiata, con i suoi elementi di studiato disordine, che assume quasi la statura di principio estetico. Questi elementi laici sono in diretta contraddizione con lo spirito religioso e la semplicità che pervadono le nature morte di Francisco de Zurbarán, scriveva Seckel sulla 'Gazette des Beaux-Arts' nel 1946. Davanti al bodegon con limoni, arance e una rosa, compare una tazzina di caffè, che così acquista la scena sul panorama europeo. E' una tazzina bianca, rastremata, elegante, su un piatto con accanto una rosa. Anch'essa gentile, delicata.


Sono le sue mele spirituali e trascendenti, ma nello stesso tempo sensuali. Sono posate ad arte, perfette, ricordano il mito greco del pomo d'oro, la bellezza e la trasgressione al contempo.Ma lo scenario è austero, lo sfondo essenziale. Eppure quelle mele hanno una luce particolare, è come se ammiccassero e invitassero all'assaggio e volessero dire: 'Attenzione, siamo troppo belle, non sciupateci': Un misto di sacro e profano. Ecco l'estetica del cibo: bello vederlo, bello sentirlo e infine gustarlo. La natura morta diventa momento vitale. Si puó giocare con il cibo? Sì, se si ha bravura nelle mani e creatività di idee. E' tempo dei bocconcini alle mele, veloci da preparare, da servire freddi. Si forma una crema di ricotta e grana, sale e pepe, una spruzzata di semi di finocchio pestati e basilico, da lasciare in frigo. Poi si uniscono le mele tagliate a dadini, irrorate di succo di limone e nascono tante palline. Oppure, perché no? Unire l'arte e far nascere le rose alle mele, o meglio roselline alle mele. A vederle sono bellissime, in pasticcerie raffinate si trovano, a Stratta a Torino sono in bella vista. Non le ho mai fatte, ma con pazienza si possono realizzare. La pasta sfoglia la si piega e modella come creta e le mele bollite nella cannella, dorate di un giallo intenso, si adagiano dentro e trovano il loro nido. E' quasi un peccato mangiarle.

 

cetta berardo

 

 

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