DIREZIONE, REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE        Via Parrà, 9 - 12037 Saluzzo (CN) - Tel. 0175.42556 - Fax. 0175.43440

Che cos'è la psicoterapia?


Giovedì 23, Luglio 2015
in  Libera-Mente


Nella cultura popolare la rappresentazione della psicoterapia coincide, spesso, con quella che potrebbe definirsi come una chiacchierata con un buon amico, un fidato compagno, un genitore saggio, un confessore attento, un collega disinteressato, ecc...


Questa visione delle cose è uno dei fattori che porta molto spesso persone che vivono condizioni di sofferenza psicologica e psicosomatica significative a non considerare l'aiuto di un professionista esperto come soluzione.


Immaginandomi nelle condizioni di un potenziale paziente che ha in mente la psicoterapia come semplice chiacchierata, penso che sarei il primo a preferire una condivisione profonda con qualcuno là fuori capace di farmi percepire la sua presenza attenta, empatica e non giudicante (fattori non così scontati e tra i fondamenti di una relazione terapeutica efficace); ma non credo che opterei per un terapeuta.


Perché una psicoterapia è qualcosa di più?


Vi andrebbe di entrare per qualche istante nella mente di un terapeuta in relazione con un paziente?


Chiediamo aiuto alle neuroscienze...


La psicoterapia è relazione e, dunque, un processo che, in condizioni normali (vita quotidiana), dovrebbe essere automatico, ma che, in questo caso particolare, richiede al cervello del terapeuta uno sforzo su livelli molteplici in contemporanea dall'inizio dei giochi:


1)vivi ció che succede in maniera spontanea, ma senza che ció che non ha funzionato nella tua vita vada ad impattare negativamente sul paziente. Questo richiede, da parte del terapeuta, un lavoro personale di conoscenza di sé e della propria storia. In larga maggioranza le scuole di specializzazione in psicoterapia prevedono un percorso di analisi personale.


2)osserva la tua mente e il tuo corpo mentre sei in relazione col paziente. La pratica di auto-osservazione del terapeuta è ció che gli permette, oltre al fatto di regolare i propri stati emotivi anche di fronte alle forme di sofferenza più marcate, di mantenersi ancorato al presente, al fine di dare la possibilità al paziente di sperimentare una relazione nuova e differente da tutte le altre. Spesso, infatti, chi soffre tende a mettere in atto cicli interpersonali ricorrenti che possono diventare invalidanti e problematici con i soggetti che lo/la circondano. Nella depressione, ad esempio, tendiamo ad allontanare l'altro e ad isolarci senza nemmeno rendercene conto. Nei disturbi d'ansia la tendenza inconsapevole è quella di co-costruire un contesto intersoggettivo di dipendenza da alcune relazioni, che diventano una base sicura (ma poco funzionale) per affrontare il mondo.


In situazioni del genere, la competenza da parte del terapeuta consiste nel rendersi conto del funzionamento mentale della persona per cominciare a fare in modo che sperimenti in parte ció che già conosce (ció che ci è familiare ci da sicurezza) ed in parte delle alternative possibili e nuove.


Altra gatta da pelare per il professionista: tre cervelli in uno da mettere d'accordo.


Le cose che il paziente mi racconta sono rappresentazioni del suo cervello e provengono dalla neocorteccia (le aree più superficiali del cervello). Probabilmente lui crederà che il cambiamento derivi da un semplice scambio di parole... Non sa ancora che dovremo passare soprattutto per altre strade...


Una di queste è quella che sta attivando il suo sistema limbico e, senza che se ne renda conto, lo sta portando ad avere un certo tipo di assetto interpersonale con me (è agonista, oppure chiede aiuto, o, ancora, mi sta seducendo...). Avremo bisogno di lavorare su come prenderà forma il nostro stare insieme.


Rimane il terzo cervello, il più arcaico; il tronco dell'encefalo. Ció che mentre mi racconta che è rilassato davanti a me sta portando i suoi piedi a muoversi e le sue mani a sfregarsi; il suoi bulbi oculari a orientarsi a destra e sinistra e la sua posizione sul bordo della sedia... Probabilmente il suo sistema di allarme è attivato e, in queste condizioni, la memoria non si fissa. Sarebbe inutile parlare. Prima dobbiamo creare condizioni di sicurezza nella nostra relazione.


Questo è solo un frammento di ció che accade in psicoterapia ed è ció che le neuroscienze e la ricerca ci stanno mostrando in maniera sempre più convincente.


Credo che se le nostre quotidiane chiacchierate prevedessero la consapevolezza di tutti questi aspetti da parte di uno degli attori coinvolti ci sarebbe qualcosa che non torna. Cosa ne dite?

Fabio Borghino

CorrierediSaluzzo.it è una testata giornalistica.
P.Iva – CF – Reg. Imprese CN 03733570042

Direttore Responsabile: FRANCESCONI LORENZO
email: redazione@corrieredisaluzzo.it

Contatta la redazione

© CDS EDITORIALE SRL - Tutti i diritti riservati - Note legali - Area riservata -   Esci
Il Corriere di Saluzzo percepisce i contributi pubblici all’editoria.
Il Corriere di Saluzzo ha aderito tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) allo IAP - Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.


powered by Leonardo Web s.r.l. - MANTA (CN)

Utilizzando questo sito accetti l’uso di cookie al solo fine di monitorare le attività del visitatore e poter migliorare i contenuti e l'accessibilità del sito stesso.    Approfondisciaccetto
accetto
Utilizzo dei COOKIES
Nessun dato personale degli utenti viene di proposito acquisito dal sito. Non viene fatto uso di cookies per la trasmissione di informazioni di carattere personale, né sono utilizzati cookies persistenti di alcun tipo, ovvero sistemi per il tracciamento degli utenti. L'uso di cookies di sessione (che non vengono memorizzati in modo persistente sul computer dell'utente e scompaiono, lato client, con la chiusura del browser di navigazione) è strettamente limitato alla trasmissione di identificativi di sessione (costituiti da numeri casuali generati dal server) necessari per consentire l'esplorazione sicura ed efficiente del sito, evitando il ricorso ad altre tecniche informatiche potenzialmente pregiudizievoli per la riservatezza della navigazione degli utenti, e non consente l'acquisizione di dati personali identificativi dell'utente.
L'utilizzo di cookies permanenti è strettamente limitato all'acquisizione di dati statistici relativi all'accesso al sito e/o per mantenere le preferenze dell’utente (lingua, layout, etc.). L'eventuale disabilitazione dei cookies sulla postazione utente non influenza l'interazione con il sito.
Per saperne di più accedi alla pagina dedicata

Individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei cookie.
Provvedimento n.229 dell'8 maggio 2014 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014.

Consulta il testo del provvedimento