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Che strano modo di vedere il mondo


Giovedì 21, Novembre 2013
in  Libera-Mente


Da una buona mezz'ora, ormai, il piccolo Michele sta orchestrando la danza tra l'emisfero destro e quello sinistro sul campo di battaglia della sua stanza. Mentre il primo è intento a inventarsi le note della sua storia, il secondo si prende la briga di ordinarle sullo spartito. La fantasia prende forma...


Oggi il generale inverno ha costretto le truppe dei suoi soldatini in casa. 'Non ci spaventeranno sicuro neve e fango! In formazione soldati! Il nemico è oltre quella collina. Attenzione, ci bombardano. Ripariamoci! Hanno colpito Tom, è ferito! Amico mio non piangere. Adesso ci sono io. Ti porteró in spalla in un luogo sicuro. Fuggiamo!'.


Michele interrompe per un attimo il conflitto. È come se una voce dentro di lui lo stesse riportando alla realtà e il suo corpo cambia automaticamente assetto. Si alza dal pavimento. 'Mamma dov'è? E' un po' che non sento anima viva. Vediamo, dunque, qua in camera non c'è. Bagno niente. Salone no. Che sia in cantina? Aspetta, e questo profumo di torta...?'. Eccola la tua mamma. Forse tu non ci pensi Michele perchè ti sembra normale; scontato è una parola brutta, ma quella è molto più di una torta. In quell'aroma che arriva alle tue narici ci sei proprio tu. Esisti anche quando sei assorto nel tuo campo di battaglia e sei così potentemente vivo negli occhi di quella giovane donna che ti ha messo al mondo, che ha sentito l'impulso di raccontarti che ti pensa senza perdersi nelle parole. Quelle vanno bene per i poeti... Una mamma e il suo bimbo sono molto di più. Espressione incarnata di ció che muove il mondo.


Steso su quel pavimento, il tuo orologio biologico ti ha ricordato che ogni uomo ha bisogno di cure. Di sentire la concreta presenza di qualcuno che si occupi di lui nella sofferenza, e non solo. Chissà che in quel soldatino ferito ci sia stato un tentativo della tua mente di rammentarti quanto la spalla di un amico, come l'abbraccio di un genitore, rappresenti una potente necessità quando la vita ti scaraventa al suolo. Si è attivato in te il sistema dell'attaccamento. Per fortuna hai una mamma da cui non devi difenderti. Che non hai bisogno di aggredire per sentire quella vicinanza che non avrebbe alternative per esserci. Non hai nemmeno una mamma di cui tu debba prenderti cura. Sei fortunato... Vai a prenderti quella carezza. Le terminazioni nervose super sensibili del tuo viso non aspettano altro. Una scarica di oppioidi endogeni trasformerà il tuo assetto neurobiologico. Sì, proprio come una dose di morfina. Tutto legale eh... Come sulle nuvole. 'Ognuno a suo modo è un tossico vero' cantava Ligabue. Dipendenza da carezze? Che strano modo di vedere il mondo.


Forse un giorno, quando mamma non ci sarà più, sarà questo bisogno a spingerti a cercare mani capaci di disegnare sul tuo viso tutto questo... Per adesso goditi la tua torta di mele...

 

Fabio Borghino

 

 

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