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Cibo 'liscio' per stare meglio


Giovedì 16, Luglio 2015
in  Leggere con gusto


Manifesto del cibo liscio. Per una nuova filosofia in cucina. Il titolo è già un programma e contiene un elemento di suspence, l'aggettivo 'liscio' che incuriosisce. A proposito di cibo, oggi si sprecano attributi, si creano neologismi, si sparano termini roboanti. Invece l'autrice, Francesca Rigotti, nome autorevole, docente all'Università della Svizzera italiana di Lugano, dopo esserlo stata a Göttingen, Princeton, Zurigo, con alle spalle pubblicazioni varie tra cui La filosofia in cucina e Gola. La passione dell'ingordigia, discetta sul significato filosofico del cibo liscio.


Prende spunto dalla distinzione tracciata da Deleuze e Guattari tra due tipi di spazi: quello 'rigato' (cartesiano, gerarchico, egemonico, rigido: lo spazio del potere) e quello 'liscio' (fluido, mutevole: lo spazio del non potere). Il libro vi adatta il modello alimentare per dimostrare come nel cibo liscio nasca la possibilità di nutrirsi con alimenti sani che non provocano disagi e malattie. Dice Rigotti: 'Il cibo, quintessenza di qualcosa di buono che ci fa del bene perché soddisfa il bisogno, se non anche il desiderio, inizia paradossalmente a farci del male, per quantità e per qualità, impadronendosi degli stessi argomenti e filoni del dibattito sulla moralità del piacere legato all'alimentazione. Il cibo ci fa del male perché ne ingeriamo troppo e troppo spesso; e poi perché gran parte del cibo che ingeriamo è cattivo, non genuino, adulterato, sofisticato. Il cattivo cibo ci tratta male e ci fa del male, ma siamo sicuri che noi il cibo lo trattiamo bene? Se l'uomo continua a trattare male il cibo, prima o poi questo si vendicherà. Anzi, ha già iniziato a farlo'.


L'autrice sostiene che tra filosofia e alimentazione è intercorso nei secoli un rapporto ambivalente di amore e odio, sdoganato solo a fine Ottocento dal materialismo di Feuerbach e dalla sua massima 'l'uomo è ció che mangia'. Per la filosofa è tuttavia importante che le scienze del pensiero si occupino di cibo: 'La filosofia, in fondo, si è sempre occupata di questo tema, a cominciare da Platone che nel Gorgia ne ha dato una precisa trattazione. In particolare, gli interessava, solo per condannarlo, il piacere che deriva dal cibo raffinato e dai manicaretti, non degni dei filosofi. E infatti in quel dialogo Platone condanna in un colpo solo sia la retorica (l'arte di condire con le parole) sia la culinaria (l'arte di ingannare coi manicaretti). Sarà proprio lui a dare inizio a una lunga storia di esecrazione del piacere, del cibo e non solo di quello'. Allora con il solleone che ammazza ogni desiderio di cibo, una portata 'liscia', possibilmente di orto nostrano, che non inganna, è la melanzana grigliata accompagnata da un bicchierino freddo di pesche al dolcetto, una rivisitazione più ricercata e raffinata delle pesche al vino, popolare preparazione estiva, spesso servita fresca a fine pasto.


Cibo buono, genuino, misurato: il 'liscio' che ci vuole.

cetta berardo

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