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Cibo, sempre cibo


Giovedì 2, Luglio 2015
in  Leggere con gusto


Al Maxxi di Roma, in concorrenza con l'Expo di Milano, si è inaugurata la Mostra Food. Dal cucchiaio al mondo, che coinvolge la dimensione sociale del food, cioè i flussi di produzione delle zone meno sviluppate del mondo, la nuova tendenza del cibo da strada, l'impatto ambientale della costruzione dei mega ipermercati e cantine enologiche avveniristiche. La mostra si snoda in sei sezioni, un mix di emozioni e suggestioni frutto dell'opera di architetti, designer, fotografi sociologi, storici.


Il dipinto del Domenichino, La cacciata di Adamo ed Eva, del 1673, che accoglie il visitatore, suggerisce che per parlare di cibo si debba partire dalla misura Uno, il corpo, per poi andare al pasto degli astronauti o dei condannati a morte, in un carcere americano.


Il viaggio è vario, poliedrico, tocca tanti luoghi e tanti settori, come la ricostruzione di una camera da tè giapponese, traslucida e apribile, che dà l'impressione che la stanza sia la conseguenza spaziale, cioè l'estensione dei gesti ripetitivi che accompagnano il rito del tè.


Ma è la strada a essere protagonista, il luogo di trasmissione e consumo del cibo per eccellenza, rappresentata da molti esempi. Ci sono la rete dei Dabbawala (fattorini che si muovono con gavette cucinate in casa) che ogni giorno consegnano pasti a domicilio a duecentomila lavoratori, l'esperimento di Atelier Bow-Wow che ha ricostruito un tipico chiosco mobile nipponico lungo dieci metri, permettendo a un elevato numero di persone di condividere i pasti, ci sono gli scaffali virtuali di Tesco nella metropolitana di Seul ecc. per arrivare alle bancarelle napoletane dove si vende cibo volante.


La frittata di maccheroni, famosa in tutto il mondo che ricorda il 'mangiamaccheroni', colui che con le mani gustava per strada la semplice pasta (spaghetti) bollita in acqua con gli odori (sedano, carota e cipolla), a partire dal seicento. Un anonimo poeta dialettale dei nostri tempi, imitando le rime del Redi, così scrive dei maccheroni: 'Che gran gusto me ne piglio;/ Si ve trovo/ Si ve provo/ Si ne ghiotto,/ Me ne abbotto/ De doceza me squaquiglio ».


Segue poi la regina di tutte le fritture: la pizza fritta. Realizzata con due dischi di pasta, farcita con ricotta, cicoli (o ciccioli) di maiale, salame, mozzarella, una spruzzata di passata di pomodoro e una manciata di pepe, durante la frittura si gonfia d'aria e sul cartoccio unto all'inverosimile la si porta in giro. Ma è o' per' e o' muss, fatto con zampe e muso di maiale mischiati con altre interiora (centopelli), lessati e serviti in coppetielli (coppi) di carta oleata, conditi con succo di limone e sale, a essere il più gettonato. Questo ungersi le mani, la bocca, cioè tutto, questo sì è mangiare!

 

cetta berardo

 

 

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