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Colombelle di pace


Mercoledì 27, Marzo 2013
in  Leggere con gusto


Bella lo è, onesta pure. Finalmente mi sono sentita ben rappresentata da una donna. Parlo di Laura Boldrini, neoeletta presidente della Camera, che ha portato una ventata di delicatezza umana nelle nostre case. La speranza per i diseredati, il rispetto per gli stranieri, in particolare bambini, la dignità per le donne: un bel messaggio di pace per Pasqua. Una colomba di Pasqua sui venti agitati dell'Italia. I versi di Dante risuonano dolci: Quali colombe dal disio chiamate/ con l'ali aperte e ferme al dolce nido/vegnon per l'aere dal voler portate.
Per noi colomba, in questo torno di tempo, è sinonimo di dolce, su cui sono fiorite molte leggende. Alcune vorrebbero far risalire questo dolce pasquale all'epoca longobarda, addirittura al re longobardo Alboino che, durante l'assedio di Pavia (metà VI secolo), si vide offrire, in segno di pace, un pandolce a forma di colomba. Un'altra leggenda vuole la colomba pasquale legata alla regina longobarda Teodolinda e il santo abate irlandese San Colombano. Essa recita che San Colombano, al suo arrivo in città, attorno al 612, venisse ricevuto dai sovrani longobardi e invitato con i suoi monaci ad un sontuoso pranzo. Gli furono servite numerose vivande con molta selvaggina rosolata, ma Colombano e i suoi, benché non fosse di venerdì, rifiutarono quelle carni troppo ricche servite in un periodo di penitenza quale quello quaresimale. La regina Teodolinda si offese non capendo, ma l'abate superó con diplomazia l'incresciosa situazione, affermando che essi avrebbero consumato le carni solo dopo averle benedette. Colombano alzó la mano destra in segno di croce e le pietanze si trasformarono in candide colombe di pane, bianche come le loro tuniche monastiche. Il prodigio colpì molto la regina che comprese la santità dell'abate e decise di donare il territorio di Bobbio dove nacque l'Abbazia di San Colombano.
La nostra colomba, quella che taglieremo nei prossimi giorni, si ammanta invece di mandorle e zucchero, addirittura ripiena di crema e cioccolato. Non certo un cibo povero e per giunta abbastanza caro. Ma si puó ritornare alla semplicità delle origini, ripensando ad una varietà regionale, quella siciliana dove per questa festività viene riportato in tavola un dolce antico, dal nome poco armonico, detto i palummeddi o pastifuorti. Che cosa sono? Dei dolcetti di frolla semplici, ma modellati a forma di colomba, con un uovo sodo colorato in mezzo e decorati con codette anch'esse variopinte. Un escamotage, ma il risultato è ottimo per la vista e per il palato.
Ci vogliono pochi ingredienti, farina, sugna, acqua e cannella, olio di gomito per formare piccole pagnottelle e adagiarle nella teglia umettata. Il forno, magico, conferisce ai palummeddi la caratteristica crosta dura, che, col tempo, indurisce maggiormente.
Colombelle di pace, semplici, che richiamano il sud, il Mediterraneo, perché non diventi più, il mare nostrum, lo specchio di Venere, la tomba di tanti, vecchi e bambini.

cetta berardo

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