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Comunicazione non verbale e frequenze uditive


Giovedì 22, Gennaio 2015
in  Libera-Mente


'... T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,


t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:


così ti amo perché non so amare altrimenti che così,


in questo modo in cui non sono e non sei,


così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,


così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.'


Così Pablo Neruda racconta l'amore. Con queste parole disegna l'Incontro oltre i confini dell'appartenenza. In quel luogo mistico in cui l' 'Io' cede il passo al 'Tu' per abbracciare un 'Noi' finalmente osato.


Chiudete gli occhi per un istante e rimanete in ascolto...


Lo sapete che il canto di questi versi percepito ad occhi chiusi non avrebbe alcun senso se fosse urlato o soltanto bisbigliato. La vostra mente si concentrerebbe principalmente sulla tonalità anomala captata dal sistema uditivo, piuttosto che sui significati delle parole e, molto probabilmente, farebbe inferenze su ció che sta accadendo:


'Cosa sta succedendo?! Perché urla così?!', oppure: 'Come mai sta bisbigliando? Devo preoccuparmi?'. Queste domande non sono altro che il frutto dell'attivazione di un sistema cerebrale profondo (tronco dell'encefalo) che sta programmando neurofisiologicamente il corpo e la mente in assetto pre-difensivo.


Dal punto di vista evoluzionistico, infatti, si è rivelato utile, ai fini della sopravvivenza, percepire le frequenze uditive degli altri esseri viventi ancor prima dei significati delle parole. Riconoscere il ruggito di un leone, così come l'ira funesta del nemico in battaglia, o l'urlo cavernoso del proprio datore di lavoro o del partner per esserci scordati dell'anniversario di matrimonio, risulta prioritario rispetto ai significati che tendiamo ad associare a questi soggetti.


La paralinguistica è la corrente della comunicazione non verbale che studia gli aspetti correlati alle frequenze uditive del linguaggio. Ricerche in questo ambito, integrate alle più recenti scoperte neuroscientifiche della teoria polivagale, hanno dimostrato quanto le inflessioni della voce abbiano un potenziale immenso sul piano relazionale. L'evoluzione del nostro sistema nervoso ha portato alla formazione di circuiti neurali presenti nell'orecchio medio deputati a riconoscere in modo preferenziale le frequenze associate alla voce umana e a distinguerle tra positive/calmanti e ansiogene/minacciose, al fine di determinare un comportamento associato di risposta. Tonalità eccessivamente alte sono identificate come dolore o pericolo imminente, mentre frequenze troppo basse sono associate alla presenza del predatore e attivano comportamenti di fuga.


Anche se oggi non mettiamo in atto fughe vere e proprie di fronte alla minaccia del nostro superiore, ad esempio, è comunque molto probabile che di fronte a una sonora ramanzina il nostro orecchio medio scateni la reazione nervosa autonoma della fuga per così dire 'controllata', con tutta una serie di reazioni non verbali più o meno evidenti (tachicardia, tachipnea, sudorazione, tremori, tic nervosi, ecc...).


Non dimentichiamo le frequenze medie. Quelle in grado di attivare la componente ventrale del nervo vago e di produrre un'esperienza di calma, serenità e sicurezza...


Quelle capaci di produrre la regolazione emotiva che ogni buon psicologo dovrebbe considerare come uno dei requisiti essenziali alla terapia...


Come la voce di chi ti ha cullato... Bastava da sé a conciliare il sogno ricordi?...


Come il canto di chi ti ama... Non è sufficiente farci caso... Vivilo...


La pace all'imbrunire...


Così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,


Così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno...

 

Fabio Borghino

 

 

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