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Contraddizioni romane


Giovedì 27, Novembre 2014
in  Leggere con gusto


Sabato a Roma, in una giornata di sole primaverile, piazza Navona era affollata come sempre. Più pulita, senza bancarelle, solo qualche ritrattista a effigiare i volti di stranieri. Per trovare il chiostro del Bramante bisogna incunearsi dietro la piazza, in un dedalo di vicoli e allora chiedo ad un cameriere che cattura i clienti del bar-pasticceria più vistoso della piazza. Lui è un romano, capelli brizzolati, sulla cinquantina e alla mia domanda: 'Dov'è Via della Pace?' mi guarda sorridendo e risponde: 'Non so. Chiamo Mohammed', che spunta da dietro il tendone del dehors, con il volto sorridente e un sorriso da cartolina. Mi indica la via, in modo puntuale.


'Sono dal 1996 in Italia' mi dice con orgoglio, e parla un italiano perfetto. Lui Mohammed si è integrato, anzi ha interiorizzato la città e le sue vie, come se fossero le traiettorie del suo deserto. In altra parte di Roma si consuma in contemporanea il dramma dell'Infernotto: una dozzina di minori stranieri, dai 13 ai 17 anni, mi conferma un frate trappista conosciuto per caso. 'Sono giovanissimi profughi di paesi dittatoriali, in prevalenza vengono dall'Egitto e dalla Siria'. Gli abitanti del quartiere non li vogliono. Questi ragazzi, allontanati dalla casa accoglienza in cui avevano occhi vigili di educatori per far loro superare le tante perdite e lutti della loro vita, ora non sono più di nessuno. Sono un niente, e in fascia adolescenziale, è una ferita che non si rimarginerà più. Ho pensato che l'Italia è un paese strano, che un'onda di razzismo sta montando e fa paura. Non so come gli storici, i politologi e i sociologi lo definiscano, se nuovo fascismo, o forma di estremismo, certo è un sentimento di odio che aleggia. Oggi loro, gli adolescenti smarriti, quelli che un esponente politico ha definito ospiti di lusso, alloggiati in alberghi a cinque stelle, hanno occhi smarriti, jeans a buchi, giubbotti lisi e nel cuore una voragine di solitudine. Dove i sogni adolescenziali non possono avere collocazione.


Mi trovo per caso, la sera, al vernissage di Eataly, a stazione Piramide: un parterre sfavillante e scintillante, lustrini, vestiti sbracciati, collane vistose, orecchini pendenti e assaggi di cibi 'divini. Molti sono giovanissimi, ragazze fasciate in tute attillate e provocanti, ragazzi in jeans Armani. S'inaugura, alla presenza del patron, Oscar Farinetti, il nuovo ristorante interno gestito dallo chef Nico che nulla ha da invidiare ai vari Cracco stellati. Un assaggio di pasta e patate che avevo dimenticato, dai tempi della mia infanzia quando mio padre cucinava, lui sì chef d'eccezione, nei tempi di magra finanziaria. Ma è un piatto da leccarsi le dita. Questo, di Nico, era impreziosito da filamenti di pancetta. Poi ceci e castagne: un piatto quasi liquoroso, una crema appena appena piccante, Infine sorbetti e dolci.


Nella struttura veramente originale in cui si trova Eataly, 'una struttura dimenticata dallo Stato' mi sussurra Oscar, con tanto di tubi metallici e di bianco alle pareti, al tempo dei mondiali di calcio era l'Air Terminal, vivo un'altra Roma. Come sempre contenitore, mosaico di tante Italie. 'Avete mangiato?' ci saluta così, Oscar. Eccome!

 

cetta berardo

 

 

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