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Da cibo povero a piatto succulento


Giovedý 13, Febbraio 2014
in  Leggere con gusto


E' molle e tremolante. Detto così suona male, anzi suscita pensieri poco nobili.


Invece se la si vede, è subito ambita, agognata, accattivante. La polenta oggi è una goloseria, non soddisfa fami ataviche, è quel di più che colora la tavola ma per secoli è stata connotata come cibo povero per eccellenza. Chi non ricorda gli occhi allarmati dei bambini del Tonio manzoniano, all'aggiunta di un nuovo commensale?. Tonio scodella la poca polenta sulla tafferia di faggio e parve una piccola luna, in un gran cerchio di vapori. Piccola luna, di colore intenso, che illumina la notte. Per alcuni già in passato, era considerata un toccasana. Algarotti, letterato e uomo di mondo, uso a gustare sofisticati manicaretti, dice: Da alcuni giorni in qua mi vo rimettendo per virtù sovrana della polenta presa a digiuno, che è diventata il mio cioccolatte.


Sognarla calda calda, che s'allarga nel piatto senza confini, accompagnata da 'butirro fresco e formaggio di monte' è certamente un pensiero che ci sorregge e sostiene. Puó essere un movente o scheletro di una storia? Certamente, se si ha fantasia e penna leggera. Bruno Gambarotta e Renzo Capelletto si sono avventurati nell'impresa di scrivere a quattro mani Giallo polenta: Sansicario, gruppo di amici della montagna, serata con cena in un rifugio e poi una bella sciata notturna con le fiaccole per concludere degnamente la stagione. Ma qualcosa va storto, uno di loro non raggiunge gli altri all'arrivo delle piste, viene trovato morto proprio all'inizio dell'ultimo 'muro'. Il protagonista, l'avvocato Lorenti, malgrado coinvolgimenti internazionali, terroristi arabi, e i media, televisione in testa, a volere a tutti i costi qualcuno da incolpare, si trova a dover combattere per scoprire quanto è successo, a difendere un caro amico ingiustamente incarcerato, a lottare per la verità. E' insomma un'assurda matassa di 'misteri sulla neve'. Che la polenta sia solo un orpello? Forse, ma sta di fatto che il piatto fumante dà il là alle azioni.: ben si amalgama con il freddo, la neve, i bicchieri di vino.


Peccato che nella realtà la gustosa polenta abbia dato origine a etichette poco esaltanti. Sei una polenta, dice la voce popolare, e rimani etichettato per sempre. Ma mettere le mani nella polenta è ancora più fastidioso. La polenta, si sa, va cotta a lungo e girata e amalgamata con maestria. Il paiolo sul fuoco la rende fluida e nello stesso tempo compatta: servita caldissima è l'ottimo. Così intingervi le mani è un'impresa, ma metaforicamente azione redditizia, anche se poco... pulita. Meglio allora intingere la forchetta nella polenta concia: un universo di calorie, dal burro al formaggio valdostano che dentro l'impasto si trovano a loro agio. E noi con loro!

 

cetta berardo

 

 

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