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Dieci euro di favole ricette africane


Giovedì 23, Maggio 2013
in  Leggere con gusto


Ho incontrato venerdì a Milano Renos Papdopoulos, qui in Italia puro nome greco. Nella realtà è consulente psicologo presso la clinica Tavistock di Londra, professore presso l'University of Essex, psicoterapeuta familiare sistemico e psicoanalista, didatta e supervisore junghiano.


Ha lavorato in diversi paesi, per conto dell'Onu, con rifugiati e sopravvissuti alla tortura e alla violenza politica, come consulente presso le Nazioni Unite.


A Milano ha tenuto una conferenza su 'Trauma e resilienza' in persone che hanno subito torture, soprattutto rifugiati politici.


Come tutti i greci, è passionale nell'eloquio, accattivante, gentile e fascinoso. Ma è solido nella preparazione e, pur parlando di un argomento pesante, è riuscito a dare speranza e a indicare una direzione di lavoro diversa, con queste persone. In genere si lavora sul trauma, si lascia in ombra la resilienza. Gli esempi che lui ha portato sono stati il caso di un sudanese storpiato dalla tortura, ingegnere in quel di Londra, e di una sopravvissuta ad Auschwitz, un'americana ultranovantenne. Sono uscita dalla conferenza con in mente un concetto di resilienza diversa, colorata, come potenzialità del soggetto, risorse che attiva per sopravvivere prima e affrontare, dopo, il trauma. Nella mia vita quotidiana, non incontro casi del genere, ma persone e soprattutto bambini la cui breve vita è già costellata da tanti piccoli traumi, violenza fisica e/o psicologica, miseria, non inserimento, con relativa perdita di identità. Sta alle persone che accompagnano o curano questi bambini capire e ascoltare con occhio 'eroticus', come dice James Hillman, per captare le risonanze interiori e dare una direzione di senso all'accompagnamento e/o alla cura. Dopo le parole di Papadopoulos, mi sono tuffata nella Milano bene, quella delle vetrine di corso Dante, piazza Duomo e via Montenapoleone. Milano mi è parsa, venerdì, più godereccia e frivola che mai: una 'Milano da mangiare', perché ristoranti e caffetterie trionfano. Mi sono nutrita di un panino farcito mignon, con salsa tonnata e foglie d'insalata, accompagnato da un bicchiere di acqua naturale. Al banco, per essere risparmiosa e soprattutto per non perdere tempo, al prezzo modico di otto euro. Esterrefatta, ho chiesto conferma al cassiere. Ebbene, sì, il prezzo era proprio quello. Se a Milano vuoi tacitare i piccoli morsi della fame, devi sborsare tanto! Fuori, in strada, una frotta di giovani senegalesi offrivano a tre euro libretti di fiabe africane e di ricette. Con largo sorriso, cercavano di persuadermi: mi sono lasciata attrarre, ho comprata fiabe e ricette, nutrimento diverso, il tutto per dieci euro. Ho fatto felici due giovani soltanto, delusi i molti che mi inseguivano, invano. Ho pensato ancora a Renos, alla sua potenza terapeutica, alla sua missione, al suo andare in giro per il mondo, quando lo chiamano per casi drammatici, a portare la sua scienza. Ho pensato alla nostra zona, popolata di tanti bambini di colore, con negli occhi la tristezza di una vita di stenti e di una non accettazione. Una bimba bellissima, un unico ricciolo nero e due occhi intelligenti, passata alla Caritas con mamma e padre alle prese con problemi di salute e di denaro, quando l'ho rimproverata perché non lasciava che la mamma andasse a Cuneo sola a ritirare il passaporto, perché voleva accompagnarla, mi ha risposto, con battuta pronta: 'Ma io voglio conoscere il mondo'. Detto a quattro anni, è una riflessione esistenziale, un monito per tutti noi.

 

cetta berardo

 

 

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