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Domenica 12 aprile


Giovedì 9, Aprile 2015
in  Il Vangelo della Domenica


Si puó incontrare il Risorto? E se sì, come? Dove? Il vangelo racconta di due apparizioni: nella prima non c'è Tommaso, nella seconda sì. Tommaso è il legame di unione tra le due, ma ogni apparizione ha un significato diverso.


Nella prima viene creata la nuova comunità cristiana con la stessa forza e lo stesso potere di Gesù. Soffió e disse loro: ricevete lo Spirito Santo. Su quel pugno di creature, chiuse e impaurite, scende il vento delle origini, il vento che ha animato tutto e ha 'incarnato' suo Figlio. Scende lo Spirito di Gesù, il suo segreto, il suo mistero, il suo stesso respiro: vivrete di ció di cui vivo io. In quel soffio Gesù trasmette la sua forza: con lo Spirito di Dio voi farete le cose di Dio. E la prima delle cose che solo Dio sa fare, e desidera immensamente fare, è il perdono.


Nella seconda apparizione viene comunicato che la vera fede sarà quella di credere anche senza apparizioni: «beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».


Tommaso, il 'gemello' (Didimo) di ogni uomo e donna, deve 'toccare' le ferite di Gesù. Egli scopre che quelle ferite, che sul calvario avevano raccolto anche le sue personali ferite, la risurrezione non le ha cancellate, le ha 'portate oltre'. È così che Tommaso le 'tocca' e puó esclamare: 'Mio Signore e mio Dio!'. Questa pagina ci dice che l'esperienza del Risorto è personale. Gli altri avevano già visto le ferite e il Signore. Ma non è sufficiente per Tommaso (...in realtà non è sufficiente per nessun uomo). Dio è un'esperienza: per questo bisogna 'toccarlo', vederlo, incontrarlo. Altrimenti 'sai' delle cose, ma non hai neppure idea di cosa 'sia' lui. Aver letto tanto sull'amore è conoscenza, ma essere amati, innamorati, è un'altra cosa. Conoscere i libri di pedagogia è buono, ma essere madri o padri è un'altra cosa. È l'esperienza che produce la vera conoscenza, perché è la conoscenza del cuore. Le nostre liturgie, le nostre Messe, non ci devono parlare di Dio, ce lo devono far sentire, toccare, sperimentare. E noi dobbiamo avere il coraggio di lasciarci coinvolgere, 'toccare', perché se non ci si coinvolge non succede niente. E la Messa è ...inutile. Se la liturgia è evasione dalla realtà e dalla vita, non è incontro con il Dio della Vita. Per questo le liturgie ci devono emozionare, far ridere e far piangere, far incontrare le nostre ferite e le nostre potenzialità, la nostra anima e l'Infinito che ci abita dentro.


Anche le mie mani sono ferite, anche i miei piedi e anche il mio cuore. Ma nelle mie ferite Lui viene. E Lui porta misericordia, accoglienza, protezione, tenerezza, speranza, amore. Allora venire a messa non è più un dovere, un atto da fare, ma un bisogno per riconciliarmi con me, con gli altri e con la Vita. Per questo venire a messa è un bisogno del cuore e dell'anima... e dall'incontro si alza ogni volta il sussurro: 'Mio Signore e mio Dio!'.


Buona domenica.

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