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Domenica 12 febbario


Giovedì 9, Febbraio 2017
in  Il Vangelo della Domenica


Con maestria il Signore ci fa fare dei passi in avanti.
Siamo ancora sulla montagna, da dove Gesù continua il suo lungo discorso ed in questa pagina di Vangelo, il Cristo si richiama espressamente alla tradizione che, trasmessa di generazione in generazione, trova la sua origine nei comandamenti divini consegnati a Mosè sul Sinai.
Avete inteso che fu detto... non uccidere, non commettere adulterio, non dire falsa testimonianza.
Nulla di quanto consegnato ai padri è rinnegato da Gesù, neppure uno iota, una virgola.
Non sono delle norme esteriori, come fossero qualcosa da mettere in pratica per guadagnare la vita eterna, ma sono una via di libertà interiore, di vita da figli di Dio.
L'invito che Gesù fa ai suoi discepoli è duplice.
Innanzitutto, il Signore mette in guardia coloro che si scoprono beati perché si scoprono figli di Dio, e dunque fratelli di ogni altro uomo. Li mette in guardia dai rischi che possono sorgere nelle relazioni fraterne e ne individua tre. Il primo è quello di rifiutarne l'esistenza: uccidere. L'altro che sperimento differente da me, mi da fastidio e dunque è da 'eliminare' dai miei orizzonti. Il secondo è di possedere la persona desiderata: adulterio. L'altro sperimentato come desiderabile, rischia di essere accolto non con gratuità, ma perché provoca piacere e dunque desidero tenerlo, possederlo.
Il terzo rischio è quello di mascherare la verità: giurare il falso. Le esigenze della fraternità sono a volte grandi, e spesso puó capitare che per evitarne di portare il peso, il nostro parlare o il nostro agire non sia trasparente, ma carico di tante ambiguità che, alla fine, complicano e soffocano le dinamiche di Vita divina di cui la relazione è portatrice.
Ma il secondo invito di Gesù è quello di andare più in profondità. Avete inteso che fu detto... ma io vi dico.
Gesù cerca di risvegliare la consapevolezza dei suoi discepoli, mostrando loro che, il luogo in cui si mettono in moto queste dinamiche, trova la sua origine nel cuore dell'uomo.
Facciamo esperienza ogni giorno quanto non siamo padroni dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti. Si affacciano alla porta del nostro cuore senza che noi ne siamo veramente responsabili. Ma la vera questione è questa: cosa ne faccio di questi pensieri e sentimenti? Ci dialogo? Li assecondo? Gli do ragione? Gesù, in fondo, ci richiama ad una vigilanza del cuore, poiché è da lì che deriva la vita o la morte, la libertà o la schiavitù. Gli antichi padri della vita monastica raccomandavano di essere come delle sentinelle alla porta del nostro cuore.
Forse non potremmo impedire il sorgere di sentimenti o pensieri che mi invitano a rifiutare, possedere l'altro o di agire con ambiguità, ma potremmo certamente evitare di dialogarci, di assecondarli. Il Signore ci aiuti in questa lotta del cuore, perché possiamo avere un cuore libero per godere della Sua Vita e accogliere l'altro come figlio di Dio amato.  
Buona domenica!

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