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Domenica 13 marzo


Giovedì 10, Marzo 2016
in  Il Vangelo della Domenica


Una pagina, quella del vangelo di oggi, oggettivamente difficile, tanto che i documenti dei primi secoli testimoniano essere stata spesso 'saltata' nella trascrizione delle copie della Bibbia. La questione è tra giustizia e misericordia. Chi ha cercato di conciliare entrambi i colori, ha visto nella donna, buttata davanti a Gesù, un sicuro atteggiamento di pentimento, l'unico che giustamente apre la porta alla misericordia... Ma i fatti non dicono propriamente così.
Una donna viene sorpresa mentre... non sta propriamente recitando il rosario. È strano già che non venga, non venga mai, agguantato anche il 'socio', ma è la storia di sempre: i forti la fanno franca e sono i deboli a pagare. In questo caso la legge mosaica parlava di condanna a morte, anche se poi non veniva mai applicata... serviva come deterrente e come segnalazione della gravità del peccato. Non sappiamo chi fossero i membri di quella squadra del 'buon costume' che ha «sorpreso in flagrante adulterio» la donna, ma una cosa rimane certa: allora, come oggi, c'erano persone ossessionate dalla morbosa curiosità per i 'peccati' degli altri, specie in materie ritenute scabrose. A qualcuno deve essere venuto in mente di portar il caso davanti al maestro di Galilea, diventato così famoso per la sua predicazione di misericordia. Come potrà difenderla? Lo trovano seduto sul piazzale del tempio attorniato da molta gente che lo ascoltava. Gli trascinano davanti la donna e a bruciapelo, magari con un sorriso compiaciuto, la domanda: «...tu che ne dici?». Gesù non risponde. Si china a terra e scarabocchia nella polvere. Insistono. Gesù alza lo sguardo e invita a mettere in atto la condanna, da loro già pronunciata, lanciando per primi la pietra. Nel silenzio avvertiamo quasi fisicamente il disagio per il rovesciamento improvviso della situazione... e man mano se ne vanno, a partire dai più vecchi. Questa sottolineatura ci fa pensare: forse sono proprio le persone più mature della comunità che sono invitate a fare un esame di coscienza; spesso sono proprio loro che si dilettano a 'scagliare le pietre' con pettegolezzi e diffamazioni! Alla fine rimangono Gesù e la donna, soli. Egli alza il capo e guarda negli occhi la donna: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più».
Ecco: allora vuol dire che il peccato è cosa da poco? No! Il peccato è un male molto grave perché distrugge la vita di chi lo commette. Gesù non dice: 'tranquilla va tutto bene, continua pure così'; le dice 'smetti di farti del male, di rovinarti l'esistenza per un momento di piacere'! Nessuno odia il peccato quanto Gesù, perché nessuno ama l'uomo più di lui. Tuttavia non condanna chi sbaglia per non aggiungere altro male a quello che il peccatore si è già fatto. Gesù non giustifica l'adulterio, non banalizza la colpa, ma fa ripartire la vita, riapre il futuro.
Gesù invita a rialzarsi dalle cadute del peccato, anzi, lui stesso si propone come forza di nuova vita. Egli perdona perché ha fiducia in noi, perché mette al centro il bene che posso costruire, e non il peso dei miei errori.
Gesù offre a quella donna, a me, a te, a ogni uomo e donna, compromessi col peccato, la strada della libertà, che soltanto il perdono puó aprire.
Buona domenica.

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