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Domenica 19 aprile


Giovedì 16, Aprile 2015
in  Il Vangelo della Domenica


È Pasqua a dominare continuamente la scena della preghiera, della liturgia, della vita di noi tutti! Quel Risorto è l'origine e la radice della fede in nuovi cieli e nuova terra. Questo mondo non è una tomba, ma il grembo in cui crescere e prepararsi per una vita che ha una forma nuova, tanto diversa dall'attuale da non poter essere né immaginata né verificata, ma colta solo attraverso segni e accettata solo nella fede.


A notte inoltrata i discepoli stavano discorrendo della manifestazione del Risorto, quando giunsero trafelati i due di Emmaus con il loro stupendo racconto. Lì, in quella incredibile gioia, ecco apparire in mezzo Gesù in persona. E l'evangelista ci dice che essi sono sconvolti e pieni di paura, con dei dubbi nel cuore. Come è possibile? Luca ci parla con il linguaggio antico delle Scritture: ogni esperienza di Dio è sempre accompagnata da una reazione di timore da parte dell'uomo. Non si tratta del terrore che si prova di fronte a un pericolo, ma dello 'stupore' di chi riceve una rivelazione di Dio. L'evangelista si serve di quella descrizione per raccontare l'esperienza soprannaturale dei discepoli, inondati da una luce che non viene dal mondo ma da Dio: hanno incontrato il Risorto! Meraviglia e paura accompagnano sempre, anche oggi, le manifestazioni del Signore che è 'in mezzo' alla sua comunità, e rivela il mondo di Dio. Troppo bello, per essere vero: così appare anche a noi. I dubbi e le incertezze degli apostoli ci mostrano che essi non sono stati dei creduloni e che la fede non è una resa all'evidenza, ma è sempre risposta libera a una chiamata. Dio non fa mai violenza alla libertà dell'uomo.


Il Risorto non era un fantasma, ci assicura Luca, ma lo stesso Gesù che i discepoli avevano toccato con le loro mani e con il quale avevano mangiato. Aveva cambiato aspetto, era trasfigurato, ma non era un'altra persona. Ora egli ha un corpo 'nuovo' che gli permette di continuare a mangiare e bere con noi, cioè a prendere parte alle nostre speranze e alle nostre delusioni, alle nostre gioie e ai nostri dolori. Non è irraggiungibile, lontano e staccato dalla nostra realtà. Anche dopo il suo ritorno al Padre, Gesù rimane pienamente uomo, rimane uno di noi. E non è l'unico 'risorto', ma il primogenito. Ogni suo discepolo, al momento della morte, non si scinderà tra 'anima e corpo' (questa è filosofia greca, non verità biblica), ma nella sua interezza entrerà trasfigurato nel mondo di Dio.


I segni delle mani e dei piedi, su cui insiste il racconto di oggi, rivela che il corpo di Gesù Risorto conserva i segni del dono totale di sé: Dio non ha altre mani se non quelle di Cristo, inchiodate per amore; non ha altri piedi se non quelli di Cristo, inchiodati per amore. Le sue mani non potranno mai fare del male a nessuno, i suoi piedi non potranno mai allontanarsi da noi! Lì l'uomo scopre il vero, l'unico Dio!


«Di questo voi siete testimoni»: anche il cristiano verrà riconosciuto dalle 'mani' e dai 'piedi'... segnati da gesti d'amore.


Buona domenica.

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