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Domenica 20 dicembre


Giovedý 17, Dicembre 2015
in  Il Vangelo della Domenica


Mentre impariamo ad accogliere Colui che si fa vicino ('avvento'), due donne ci guidano in questa quarta e ultima domenica prima del Natale. Donne, come donne saranno le prime ad accogliere e annunciare il Risorto. Da loro la storia, l'umanità, la Chiesa, sono chiamate ad imparare!


Maria, con in grembo il seme dello Spirito, sente la 'fretta' di andare incontro alla cugina, per rendersi utile, perché la Vita che è in lei, che ormai è parte inscindibile di lei, porti subito frutti di misericordia, di gioia, di servizio, di pace.


Lo Spirito, vento che gonfia le vele dell'umano, è il vero protagonista della storia nuova, della storia che ha il sapore della vita. Come ha alzato in fretta Maria mettendola in cammino, così, lo Spirito, alzandomi, mette fretta al mio passo e ai miei desideri di servizio, di pace, di misericordia.


È lo Spirito che, colmandola con la sua presenza, rende Elisabetta capace di riconoscere la voce misteriosa del Salvatore, nascosto nel grembo di Maria. È lo Spirito che, quasi ripetendo i gesti di gioia del giovane re Davide davanti all'Arca dell'Alleanza, fa danzare Giovanni nel ventre della madre. È nella forza dello Spirito, dunque, che Gesù presente e operante ci alza, ci fa camminare, ci restituisce lo stupore, ci fa danzare nella gioia del Regno ormai vicino.


Maria è la nuova arca dell'alleanza. Dio non abita più in costruzioni di pietra, in un tempio, in un luogo sacro, ma nel grembo di una donna! E ovunque giunge Maria, la nuova arca dell'alleanza, c'è danza di vita!


In ogni tempo, anche oggi, ci sono molti 'Zaccaria', resi muti dalla difficoltà a credere, e molte 'Elisabetta' la cui vita rischia di intristire nella sterilità. Ma Lei, Maria, percorre ancora le nostre strade perché lo Spirito ci raggiunga e da Lui ci lasciamo toccare perché fiorisca la vita.


«Beata colei che ha creduto nell'adempimento di ció che il Signore le ha detto», esclama Elisabetta. È la prima beatitudine che si incontra nel vangelo, ed è una benedizione che da Maria discende su tutte le donne e coinvolge in un'energia divina tutta l'umanità. Ogni prima parola tra gli uomini dovrebbe portare in sé benedizione. Dire a qualcuno 'ti benedico' significa vedere il bene prima di tutto, significa avere uno sguardo di stupore sulle persone, senza rivalità, senza invidia, significa iniziare ogni rapporto dentro la 'misericordia', così come fa il Padre che è nei cieli! Perché, se non imparo a benedire, con la misericordia del Padre, la vita e chi ho accanto, non potró mai essere felice, non potró mai danzare, sorridere, avere pace.


Maria ed Elisabetta ci insegnano la fede, che non ha bisogno di dimostrazioni, visioni o verifiche. Si fonda sull'ascolto della Parola e sull'adesione ad essa. Vale la pena fidarsi delle parole del Signore, sempre.


Buona domenica.

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