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Domenica 20 settembre


Giovedì 17, Settembre 2015
in  Il Vangelo della Domenica


Tre parole usa Gesù per raccontare il suo destino e, insieme, il cuore nuovo del discepolo: 'ultimo, servitore, bambino'. Tutto avviene dentro i passi di una giornata in cui Gesù parla con i suoi discepoli di se stesso, raccontando che tra poco verrà ucciso. È in compagnia dei suoi amici più cari, i migliori amici, e loro, invece di partecipare al suo dramma, parlano di carriere. A guardare questo quadro, prende un po' di tristezza, ma spesso dimentichiamo che anche noi facciamo a volte così. Gesù pone la sua stessa vita come dono d'amore senza misura, ma i suoi non capiscono e parlano d'altro, magari senza accorgersi che i temi dei loro discorsi e delle loro preoccupazioni sono tanto lontani dalle parole del Maestro.


Allora Gesù, senza offendersi come avremmo fatto probabilmente noi, li riprende per mano portandoli sotto la luce stravolgente di ció che conta veramente: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti». Ultimo e servitore. Non carriere, dunque, non piedistalli, non ricchezze d'oro e d'argento, non palcoscenici in cui mostrare la propria bravura... no, ultimi. Come i poveri, quelli che non osano pensare di essere importanti per loro stessi, anzi. E da ultimi, servitori. Diceva spesso Madre Teresa che regalare un sorriso è il gesto umile che anche i poveri possono fare. Il sorriso di chi vuol bene e cerca di fare quanto puó, per amore. È questa la vita di Gesù, i suoi gesti, i suoi sguardi, le guarigioni, l'insegnamento, le carezze ai peccatori e agli esclusi.


Ma i discepoli «non capivano queste parole». Per questo costruivano castelli di umana presunzione. E Gesù, per trasmettere a loro il suo sogno, abbraccia un bambino. Come se tutto il Vangelo potesse essere riassunto in un abbraccio a un bimbo. E mentre lo fa, dice anche che proprio con quel bambino lui si identifica: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me». Due atti di coraggio chiede Gesù ai suoi. Il primo lungo la strada quando chiede il coraggio di andare contro corrente, di non seguire l'onda del voler diventare primi e più alti degli altri. Il secondo lo compie in casa chiedendo la spontaneità dei bambini.


L'unica via che genera discepoli veri, umili, riconciliati, gioiosi e pacificatori è l'accoglienza dell'amore di Dio, l'amore che non presenta 'conti' da saldare, ma che chiede solo di essere accolto, come accoglie l'amore il cuore di un bambino.


Buona domenica.

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