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Domenica 22 gennaio


Giovedì 19, Gennaio 2017
in  Il Vangelo della Domenica


Giovanni Battista, dopo la bella testimonianza, ascoltata domenica scorsa, viene arrestato ed esce dalla scena.  Gli occhi si pongono su Gesù, e l'evangelista Matteo recupera la simbologia della nuova creazione mettendo in parallelo l'inizio della missione di Gesù alla venuta della luce che rischiara le tenebre, come ai primordi della creazione nel quale Dio inizia la sua opera creando la luce.
L'inizio della missione di Gesù è certo una nuova creazione, l'inizio di un mondo nuovo, ma quello del cuore dell'uomo rinnovato dalla relazione con Lui. E questa novità passa semplicemente da uno sguardo e una parola.
Innanzitutto uno sguardo! Da sempre l'iniziativa di Dio comincia da uno sguardo, di amore, che non giudica, che sa leggere oltre. All'origine Dio crea l'uomo a sua immagine e lo guarda compiaciuto perché l'opera della sua creazione era 'cosa molto buona'.  Ora Gesù, camminando lungo il mare di Galilea, vede dei fratelli. Ma a differenza di Adamo che, dopo la disobbedienza, fugge questo sguardo, i semplici pescatori del Vangelo accettano di lasciarsi guardare. Adamo fugge perché si vergogna della sua povertà, perché immagina lo sguardo di Dio giudicante, severo, che fa del peccato e del peccatore un'unica cosa. Invece Gesù passando tra la gente offre lo sguardo di colui che ama, di chi desidera entrare in relazione, di chi desidera salvare. Lo sguardo che Gesù rivolge a questi pescatori, e con loro a tutti noi, è uno sguardo di chi riconosce nell'uomo, in ciascun uomo, l'essere figlio di Dio amato, una verità questa che non ci stancheremo mai di approfondire e di rifletterci. Siamo figli amati, siamo figli preziosi agli occhi di Dio!
E poi una parola, una semplice parola: 'Seguimi!' La sequela alla quale Gesù invita i pescatori ed invita noi, comincia proprio dal prendere seriamente in considerazione l'essere suoi figli amati. Nel discorso delle beatitudini Gesù spiegherà poi in che cosa consisterà l'essere figli. Desidero ora solamente soffermarmi su una conseguenza immediata di questa sequela. Nella misura in cui mi considero veramente figlio di Dio, scopro che la dimensione della fraternità con tutti gli uomini è una esigenza e al tempo stesso una cartina tornasole del mio cammino di sequela di Dio. Mi scopro figlio e dunque necessariamente fratello di tutti coloro che sono figli di Dio!
Allora da qui alcune domande: mi sento raggiunto dallo sguardo di Dio? Quale è lo sguardo di Dio che immagino nella mia vita? Sentendomi figlio amato, sono capace di guardare i miei fratelli come Dio li guarda? Sappiamo tutti, per esperienza, quanto influisca uno sguardo nelle nostre vite. Uno sguardo di amore apre, dà fiducia, fa iniziare cammini, perché chi si sente amato desidera essere bello, migliore per colui dal quale è amato. Invece uno sguardo di chi giudica chiude, blocca, distrugge.
Lasciamoci provocare e rinnovare dallo sguardo di Cristo su di noi ed imitiamolo con i nostri fratelli!
Buona domenica!

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