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Domenica 22 novembre


Giovedì 19, Novembre 2015
in  Il Vangelo della Domenica


Se i Giudei insinuano a Pilato questa accusa è perché lui, Gesù, aveva definito se stesso 're'. Termine grande e ambiguo. Indica potere assoluto e indiscutibile. Genera timore e sudditanza.


Il popolo degli ebrei ne aveva voluto uno, anche se, per bocca del profeta, il Signore li invitava a non farlo, per riconoscere che l'unico 're' è Dio. L'ostinazione per 'essere come gli altri popoli' gli ebrei l'hanno pagata nella storia sulla loro stessa pelle.


Se Gesù usa quella parola, non lo fa per assimilarsi a Saul o a Davide o a Salomone... ma a Dio!


Con Gesù ritorna l'unica autentica 'regalità' che il suo popolo puó accogliere, quella del Padre di misericordia e di vita.


«Il mio regno non è di questo mondo», risponde Gesù alla curiosità di Pilato.


Egli segna la distanza incolmabile, non da questa terra, dove Lui è venuto proprio a portare il Regno di Dio, ma dalle categorie di regalità che il mondo ha costruito. Su che cosa si basa il potere di un re? Sulla forza e fedeltà di un esercito, sulla ricchezza estorta ai sudditi, sulla violenza delle guerre, sulla paura che incute la sua stessa potenza. Ecco perché Gesù dice che il suo regno non è di 'questo' mondo.


È tremendamente rivoluzionario questo Gesù Re, che ha come trono alla nascita una mangiatoia di una stalla puzzolente, e come trono alla morte due legni incrociati su cui è inchiodato come il più infimo dei malfattori. Come puó capirlo chi guarda 'questo' mondo?


Tuttavia resta difficile anche per chi alza lo sguardo a Lui con speranza e affetto. È necessario il vento dello Spirito per purificare gli occhi, per ritmare il cuore, per allenare un nuovo respiro... è necessario il vento che ha guidato Gesù, lo Spirito che dal suo ultimo 'trono' egli ha consegnato ai suoi.


Oggi, ultima domenica dell'anno liturgico, la comunità dei discepoli contempla il suo 're', perché sa che la sua strada è l'unica via di una umanità libera e piena di vita.


È la strada di chi sceglie di servire più che di essere servito, di chi sceglie di donare più che di pretendere, di chi alza lo sguardo con speranza più che lasciarsi schiacciare dalle paure del terreno, di chi tenta il perdono più che la vendetta, di chi si aggrappa a Dio più che ai miraggi della storia, di chi cerca e dona abbracci più che diffidenze e sospetti, di chi con il Signore impara a pregare più che a mercanteggiare favori, di chi butta le sue certezze nel futuro dell'eterno più che nelle maglie dei tesori terreni, di chi permette al vento di Dio di guidare la sua rotta gonfiandogli le vele più che seguire le sirene di un inutile vagabondaggio nei mari del tempo.


Discepoli, non sudditi, di un Re che non spezza nessuno, spezza se stesso; non versa il sangue di nessuno, versa il proprio sangue; non sacrifica nessuno, ma si sacrifica lui per i suoi servi...


'Venga il tuo regno, o Signore. Tu sei il nostro re per sempre!'.


Buona domenica.

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