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Domenica 23 ottobre


Giovedì 20, Ottobre 2016
in  Il Vangelo della Domenica


Domenica scorsa Gesù ci invitava a pregare sempre, senza stancarsi. Oggi ci disegna il cuore di chi prega, mettendo in evidenza due modi di pregare, uno falso, quello del fariseo, e l'altro autentico, quello del pubblicano. Il modo di pregare rivela molto di cosa e come pensi nei riguardi di Dio e della vita. E la vita, poi, ha bisogno di prendere proprio dalla preghiera, 'giusta', la forza e il coraggio di comportamenti che profumino della stessa 'giustizia' ricevuta in dono da Dio.
Ora, vediamo i due personaggi descritti da Gesù.
Il fariseo incarna un atteggiamento che non esprime il rendimento di grazie a Dio per i suoi benefici e la sua misericordia, ma piuttosto soddisfazione di sé. Il fariseo si sente giusto, si sente a posto, si pavoneggia di questo e giudica gli altri dall'alto del suo piedestallo.
Il pubblicano, al contrario, non moltiplica le parole. La sua preghiera è umile, sobria, pervasa dalla consapevolezza della propria indegnità, delle proprie miserie: quest'uomo davvero si riconosce bisognoso del perdono di Dio, della misericordia di Dio. È la preghiera che ottiene la 'giustificazione' da parte del cuore infinitamente misericordioso del Padre. Quella del pubblicano è la preghiera del povero, è la preghiera gradita a Dio che, come dice la prima Lettura, «arriva fino alle nubi», mentre quella del fariseo è appesantita dalla zavorra della vanità.
Io, tu, noi, da che parte stiamo? Gesù non dice che il pubblicano era buono e il fariseo cattivo; dice solo che il primo fu 'giustificato' (reso giusto da Dio) e il secondo tornó a casa come prima, uscì come era entrato. Dunque, Gesù ci sta dicendo più o meno così: il fariseo sia un po' più umile, non disprezzi gli altri, per il resto lo stile di vita non è male. Quanto al pubblicano, il suo pentimento è certamente buona cosa, ma non bastano gli occhi bassi e un atto di dolore generico per essere a posto con Dio e con gli uomini. Ci vuole altro, azioni concrete di giustizia e di verità.
Il fariseo non deve rinunciare alla sua vita buona, ma alla falsa idea di Dio che ha in mente. Il pubblicano? Al primo passo del pentimento, con il quale Dio lo posa sulla strada della giustizia, dovrà far seguire passi di un nuovo cammino, altrimenti anche la sua preghiera sarà stata falsa.
Il pubblicano non è perdonato perché migliore del fariseo, ma perché si apre, come una porta che si socchiude al sole, a un Dio più grande del suo peccato, a un Dio che non possiamo 'meritare', ma solo accogliere. È questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono. Da questa preghiera, allora, la vita puó rimettersi in piedi sempre.
Buona domenica.

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