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Domenica 26 giugno


Giovedý 23, Giugno 2016
in  Il Vangelo della Domenica


Un proverbio africano dice: Se vuoi che i solchi del tuo campo siano diritti, attacca il timone dell'aratro ad una stella. Forse con la semplicità e la chiarezza di un detto popolare riusciamo a cogliere ancora meglio il significato profondo del vangelo di oggi. Gesù non è duro per farci sentire a disagio, ma perché con lui e in lui abbiamo il coraggio di guardare avanti più che indietro. Di puntare gli occhi in alto, verso gli ideali, anche quelli che ci appaiono troppo grandi. Senza cedere alla debolezza del compromesso, frutto più di paura e di mancanza di fiducia che di viltà. Di legare l'aratro del quotidiano alla stella dell'Amore, perché non manchi la fecondità della terra.
Gesù intraprende, con ferma decisione, il cammino della 'sua' strada, verso 'i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto'. Chi lo avvicina per seguirlo deve sapere che la strada non è facile, tuttavia con lui non impossibile, ma è necessaria la serietà della scelta.
Ci saranno incomprensioni e rifiuti: ma il discepolo non è chiamato a lottare contro nessuno. Lo zelo spesso, se non controllato dall'amore, rischia di sfociare in fanatismo, l'eterna tentazione di imporre la verità con la forza. Ma il discepolo di Cristo non ha ricevuto l'incombenza di scatenare guerre sante, bandire crociate contro gli infedeli o accendere roghi: il tempo del fanatismo è finito. L'unico fuoco che scende dal cielo è quello dello Spirito che trasforma i cuori degli uomini. Questo è il fuoco che Gesù è venuto a portare sulla terra. I cristiani non possono reagire con l'aggressività, ma sono con l'amore, invocando le benedizioni di Dio.
E quelli che desiderano 'prima' aver cura degli affetti più cari, sono cattivi? No, solo Gesù ricorda a loro e a tutti che occorre capire chi o cosa ha la priorità nel tuo cuore, il tuo Dio o i tuoi idoli. E a tutti dice: Non voltarti indietro, non guardare a ció che ti mancherà, ma a ció che ti viene donato. Non guardare alle difficoltà, ma all'orizzonte di fecondità che si apre.
Egli chiama e invita alla sequela. Nelle risposte c'è tante volte: «sì, ma...». Quanti «ma» anch'io oppongo al Signore, con gli indugi, le nostalgie, le cause che invento per tirarmi indietro... per la paura di guardare avanti.
Gesù non cerca eroi, ma uomini e donne veri. Le sue non sono parole di rimprovero, ma un invito a sceglierlo sempre di nuovo, ad andare oltre le cadute e le fragilità, a rinnovare 'oggi' la scelta per lui. Coraggio!
Buona domenica.

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