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Domenica 26 novembre 2017


Giovedì 23, Novembre 2017
in  Il Vangelo della Domenica


Con domenica prossima il ciclo dell'anno liturgico volge al termine e la Chiesa ci propone la contemplazione del Cristo Re dell'universo. Ci porta con la mente all'ultimo giorno, non della nostra vita, ma l'ultimo giorno di tutto l'universo nel quale il Signore Gesù Cristo ritornerà nella sua gloria, il Suo Regno si compirà e giudicherà tutti gli uomini. 
Ma esisterà un giudizio? E come questo giudizio si coniugherà con il volto di Dio misericordioso?
La pagina evangelica di Matteo che la liturgia ci propone ci riferisce alcune parole dure di Gesù. Alla fine del mondo alcuni saranno giudicati degni della vita eterna, altri saranno destinati al supplizio eterno.  Dunque, sia per i giusti che per i malvagi sarà prevista una 'ricompensa' eterna. 
Certo, pensare alla possibilità di un supplizio eterno farebbe tremare chiunque e ci ribelliamo di fronte ad un Dio che, piuttosto che Padre, si rivela carnefice. D'altra parte, Gesù stesso aveva affermato in un'altra occasione che Lui non era venuto per condannare ma per salvare l'uomo! 
Ma a rileggere con attenzione il brano del Vangelo, il 'giudizio' di Dio si manifesterà come una semplice constatazione di ció che, della vita di ciascuno, rimarrà.
Innanzitutto il giudizio non si baserà sul fatto di aver riconosciuto il Signore negli affamati, negli assetati, nei carcerati... Sia i 'giusti' che i 'malvagi', infatti, non si distinguono per aver riconosciuto o meno Dio nel povero. Entrambi sono stupiti del discorso del giudice: 'quando mai ti abbiamo visto...?'. Un po' come le vergini che avevamo incontrato qualche domenica fa... sia le sagge che le stolte non riescono a stare sveglie nell'attesa dello Sposo. 
Ma ció che Gesù richiama all'attenzione dei suoi ascoltatori è piuttosto che il giudice giudicherà in base a ció che rimane, ponendo l'accento sulla comunione e sulla carità vissuta nella vita presente. 'Quello che avete fatto anche solo ad uno dei fratelli più piccoli lo avete fatto a me'.  
La vita eterna sarà relazione eterna con Dio e questa relazione si comincia a costruirla già sulla terra. 
Il 'fare' di cui parla Gesù nella parabola, è elemento rivelatore di una relazione con il fratello, quello più povero, nel quale Gesù si identifica. Solo infatti chi è in relazione si rende conto delle reali necessità dell'altro e puó intervenire. Chi non è in relazione, nei suoi orizzonti vede solo le proprie necessità. Tutto questo mette in luce il fatto che non esiste relazione vera se non quella che è radicata nella carità, che è attenta all'altro, che si fa dono. La relazione vera apre alla carità e la carità rafforza la relazione. Solo queste due cose rimarranno e l'eternità sarà una carità ed una relazione senza fine, le cui basi sono state gettate e costruite già in questa vita. Come amava dire san Giovanni della Croce, saremo giudicati sull'amore. Questo solo resterà delle nostre vite, il resto è nulla. 
Buona domenica! 
padre Emanuele Marigliano 

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