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Domenica 28 febbraio


Giovedì 25, Febbraio 2016
in  Il Vangelo della Domenica


Si interroga Gesù sul significato 'morale e religioso' di alcuni fatti di cronaca nera. Fatti che ogni epoca, anzi ogni giorno, la cronaca purtroppo propone. Gesù non elude la domanda, ma fa un passo avanti imprevedibile: «se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Se la cronaca non sappiamo leggerla nel suo richiamo alla conversione, rimaniamo schiacciati sotto le sue macerie. Se l'uomo non cambia, dice Gesù, se non imbocca altre strade, se non si converte in costruttore di pace e giustizia, questa terra, la nostra casa comune, andrà in rovina perché fondata sulla sabbia della violenza e dell'ingiustizia.
L'appello di Gesù si presenta nella sua concretezza accorata e potente: Amatevi, altrimenti vi distruggerete tutti; amatevi, altrimenti perirete tutti in vite impaurite e inutili!
Dunque, non c'entra la 'vendetta' Dio in queste catastrofi della natura e/o dell'uomo? Non sono delle 'condanne' divine per l'incredulità degli uomini? Smettiamola di pensare che la nostra esistenza si svolga come nell'aula di un tribunale: Dio non spreca la sua eternità in vendette. Egli, come prega il salmo 56, sta nel riflesso più profondo delle lacrime dell'uomo: «Nell'otre tuo le mie lacrime raccogli». Dio conserva le lacrime dell'uomo e ogni giorno 'passa il suo tempo' a cercare di raggiungere il nostro volto per asciugarle. Egli custodisce le nostre lacrime, non i nostri peccati. Egli è misericordia.
Dio è come il contadino che vuole scommettere ancora sulla possibilità della pianta, anche se da tempo non porta più frutti. Non è il 'padrone' che vorrebbe tagliarla. È il contadino della speranza, che crede nel potenziale di bene che ogni suo figlio e figlia ha nel profondo di un cuore mai morto. Se ieri c'è stata sterilità, per Lui conta di più il bene possibile ancora per oggi e domani.
Convertirsi è credere a questo Dio 'contadino', simbolo della speranza e della serietà, che si prende cura come nessuno di quella zolla di terra che è il mio cuore. Convertirsi è imparare a portare frutti di bontà, di misericordia, di gioia, di servizio, di perdono, di tenerezza, di coraggio.
Gesù conferma che la violenza non puó mai essere giustificata neanche di fronte alla sopraffazione; portare frutti di vita nuova è impegno serio, non dilazionabile. Da chi ha incontrato Cristo, Dio attende frutti deliziosi e abbondanti. Non pratiche religiose esteriori o apparenze, ma opere di amore. 'Un anno di attesa' annuncia la parabola: Dio è paziente, comprensivo, ma non ci si deve prendere gioco della ricchezza della bontà di Dio, della sua tolleranza e della sua pazienza, occorre convertirci!
Buona domenica.

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