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Domenica 29 novembre


Giovedý 26, Novembre 2015
in  Il Vangelo della Domenica


Comincia l'Avvento, inizio dell'anno liturgico, ed è bello che proprio in quel nome la comunità ricominci dal suo stesso DNA: attesa e speranza di Qualcuno che deve venire! Avvento è parola che nella sua radice vuol dire 'farsi vicino'. La Chiesa entra nel tempo in cui tutto 'si fa più vicino': Dio all'uomo, l'altro a me, io al mio cuore. Tempo in cui si abbreviano le distanze, si conquistano le vicinanze. Avvento, tempo che prepara l'aurora del parto, anche nella notte dolorosa delle doglie.


Il brano di vangelo di questa prima domenica è drammatico e aspro.


Racconta le oscurità dei tempi flagellati da violenze, guerre, terremoti... colori della storia di sempre, anche e soprattutto oggi innegabilmente contemporanei. È il vecchio mondo che continua, con monotonia, a divorare i suoi figli.


Ma il tempo non è nemico dell'uomo e della sua storia. Il vangelo non parla della fine del mondo, ma del senso della storia. E il senso non è nella direzione ineluttabile dell'abisso, ma nella chiamata ad 'alzare il capo', a 'risollevarsi'.


Gesù chiede uno sguardo alto, per vedere che la storia ha una direzione, un 'oltre', frutto di un progetto buono. Un oltre che si fa più vicino.


Verranno giorni di cose terribili, ma anche quando tutto sembra crollare e ti senti vagare in un labirinto di lacrime, viene un Dio esperto di vita, di salvezza, di amore; una mano sempre protesa verso di te.


Ma come si affronta il tempo del dolore? Risollevandosi ed alzando lo sguardo!


L'attesa diventa la capacità di scorgere quella mano protesa verso di me, che si prende cura di ogni piccolo germoglio, per farlo fiorire in ciascuno di noi. Una mano che si nasconderà in piccole attenzioni, sguardi, parole, carezze ed abbracci... suo linguaggio, mano dei suoi doni.


Ma, «state attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano». Ecco, vivere con attenzione il presente, scendendo oltre la superficialità, malattia mortale del nostro tempo.


Attenzione al cuore, che è la casa della vita, perché non diventi pesante, ma torni leggero. Lo fanno pesante la paura, il sospetto, la tristezza, il pessimismo, il giudizio che condanna, la rinuncia alle domande con la rassegnazione alle risposte prese in prestito da altri. Lo ritorna leggero la bellezza dello stupore e della meraviglia, il gusto della ricerca, il desiderio del bello e del buono, l'accoglienza del mistero, il coraggio di un amore, l'attenzione alle piccole cose, alla qualità del tempo e dei rapporti.


Ecco il dono dell'Avvento: un cuore attento e leggero, aperto all'attesa di Colui che si fa più vicino, oggi più di ieri, domani più di oggi, fino all'abbraccio nell'eterno.


Buona domenica e buon Avvento.

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