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Domenica 3 aprile


Giovedì 31, Marzo 2016
in  Il Vangelo della Domenica


A credere alla risurrezione si puó anche far fatica, e non pensiate che questo sia una colpa: la fede non è scelta facile. Ma, ed è il centro del messaggio evangelico di oggi, è chiaro che non possiamo essere cristiani ammirando le parole di Gesù, amando la chiesa, impegnandoci nella solidarietà, senza la 'risurrezione'. Non si tratta di aggiungere un'appendice mentre si recita con il credo, perché vivere la resurrezione significa essere in grado, faticosamente, di andare oltre le ferite, oltre le sconfitte, oltre la morte. La presenza di Tommaso nel racconto evangelico è 'salutare' per il cammino di tutti noi, faticosamente desiderosi di credere, ma insieme spesso braccati dalla paura che il tutto, così straordinario, non sia vero... Emoziona il fatto che Cristo capisca il desiderio di Tommaso, la sua voglia e la sua fatica di credere, e allora è lui stesso che si fa avanti, si propone, tende le mani verso di lui. Così egli fa e farà anche per me: nei miei dubbi mi verrà incontro. C'è una tenaglia che sembra stritolare l'uomo d'oggi: da un lato l'indifferenza religiosa senza profondità e senza ricerca, dall'altro il fanatismo e il fondamentalismo senza il beneficio della ragione.
Alla fine Tommaso si arrende, senza toccare. Si arrende a Cristo che si fa incontro. Si arrende non ai suoi sensi, ma alla pace, quella parola pasquale che ora dilaga nel cuore e nella storia: 'Pace a voi!'. Questa non è un augurio o una promessa, è l'affermazione della sua reale presenza: la pace è qui, è in voi, è iniziata. L'evangelista Giovanni ci dice la possibilità di vivere oggi questa esperienza, quando, accogliendo l'invito di incontrarci, celebriamo ogni domenica ('ottavo giorno') l'eucaristia, sacramento in cui 'tocchiamo' la presenza viva del Risorto, entriamo fisicamente nella 'pace' che in noi genera quella 'presenza'.
Gesù si rivolge oggi a tutti, anche a me, specialmente quando dubito e faccio fatica a credere, al Tommaso che alberga in ciascuno di noi... Egli non si scandalizza, ma si avvicina, non mi giudica ma mi incoraggia: è Gesù. Egli non nasconde le ferite del Venerdì Santo, che la Risurrezione ha cancellato, rimarginato e chiuso. Perché la Pasqua non è l'annullamento della Croce, ma ne è la continuazione, il frutto maturo, la conseguenza. Le ferite sono la mappa del suo amore, dalle quali non esce più sangue, ma luce. E chi diventa suo discepolo nella fede, è testimone di come la debolezza e la ferita possono diventare gocce d'oro, forza e luce, per se stessi e per gli altri. Questa è la Pasqua che diventa me, la Pasqua che rivoluziona il mondo, la Pasqua che muta radicalmente i geni della mia umanità innervati ora di 'risurrezione'. «Mio Signore e mio Dio!». 'Mio', che non indica possesso geloso, ma ció che mi ha rubato il cuore, ció che mi fa vivere: senza di Te, non vivrei.
Buona domenica.

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