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Domenica 3 dicembre 2017


Giovedì 30, Novembre 2017
in  Il Vangelo della Domenica


Con domenica prossima ricomincia un nuovo anno liturgico e con esso il tempo di Avvento, un tempo di attesa e vigilanza, come ci ricordano le parole di Gesù consegnateci dall'evangelista Marco. 
Un tempo di attesa, poiché 'il padrone di casa ritornerà', anche se non si sa quando. 
 Forse è proprio su questo 'ritorno' che non facciamo mai troppa attenzione. L'attesa che istintivamente ci immaginiamo all'inizio di un nuovo tempo di Avvento è sempre proiettata al mistero del Natale avvenuto duemila anni fa, oppure molto superficialmente possiamo ridurre la nostra attesa come un essere proiettati ad un tempo di vacanze, fosse anche vissuto in famiglia, tempo di immaginata armonia e pace... ma tutto questo quale senso puó avere? Forse il semplice coltivare desideri di pace, di serenità, immaginandosi che un giorno tutto questo possa essere vissuto pienamente?  
Il tempo di Avvento indica invece una verità, che dovrebbe trasformare le nostre vite, condizionando anche il nostro agire: il Signore ritornerà! È un dato certo! Ma il quando ci sfugge! 
Sono duemila anni che si dice che questo Messia, morto e risorto per noi, ritornerà e i credenti dei primissimi secoli credevano imminente il tempo in cui avrebbero potuto contemplare il loro Signore nella gloria. Con il passare del tempo, nel corso dei secoli, questa tensione verso un ritorno del Messia si è forse trasformata - anche solo inconsapevolmente - ad una venuta che si compirà al termine di questa vita terrena. Ma se invece questo padrone di casa tornasse domani? Se le nostre esistenze fossero chiamate a rendere conto in un futuro molto vicino piuttosto che ad un immaginario futuro remoto, cosa cambierebbe nelle nostre vite? Il provare ad immaginare una venuta prossima del 'padrone di casa' è un ottimo esercizio che ci aiuta a vedere con una maggiore oggettività la nostra vita, le priorità che diamo ad una o ad un'altra cosa. Immaginare che l''Atteso' possa raggiungerci a breve, sicuramente avrebbe come conseguenza che, alcune delle cose che facciamo, perdano di valore, mentre altre acquistino importanza, oppure vengano scoperte come essenziali. 
L'attenzione necessariamente verrà rivolta verso ció che 'rimane', una attenzione che peró ha orizzonti larghi, nell'attesa di una novità dirompente. 
Domenica scorsa, commentando la parabola del Giudizio universale, si prendeva in considerazione come ció che rimane possa essere identificato con la carità e relazione, poiché solo la carità e le relazioni sono eterne. Ed è proprio nell'esercizio di questa carità e nella cura di queste relazioni, che siamo chiamati ad attendere il Salvatore, siamo chiamati a vigilare. Carità nei confronti del povero, del debole, relazione con Dio e con il fratello... questi i luoghi dell'attesa, queste le cose sulle quali vigilare... con uno sguardo sempre attento al nuovo, all'inatteso! 
Buona domenica e buon Avvento! 
padre Emanuele Marigliano

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