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Domenica 31 maggio


Giovedì 28, Maggio 2015
in  Il Vangelo della Domenica


La parola 'Trinità' quale possibile definizione del Dio dei cristiani, non la si trova nelle pagine della bibbia. Fu il teologo cartaginese Tertulliano nel secondo secolo a usare per la prima volta questa parola, per indicare il centro del credo cristiano nel Dio che è Padre, Figlio e Spirito, tre persone in un'unica sostanza.


Se il termine rimane molto importante quale riferimento sicuro per chi crede, per chi studia e discute del Dio di Gesù Cristo, non basta peró quella sola parola, se non c'è lo sguardo del cuore aperto, a far 'innamorare' di Dio, a far 'perdere la testa' per Lui.


Sul volto di Dio, infatti, il vangelo non offre formule o teorie, ma il racconto dell'ultimo incontro sul monte di Galilea e della missione affidata da Gesù ai suoi.


«Essi peró dubitarono» Non nasconde il vangelo tutta la difficoltà e fatica a credere fino in fondo, proprio come succede anche a noi... La reazione di Gesù peró è bellissima, perché non li rimprovera, non li riprende, ma, dice Matteo: «si avvicinó e disse...». Ancora non è stanco Gesù di avvicinarsi, di farsi incontro, di bussare alla mia porta. E affida anche a me, nonostante le mie incertezze, il Vangelo da annunciare e il mistero da celebrare: battezzate ogni creatura nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito.


I nomi che Gesù sceglie per mostrare il volto di Dio, e per 'segnare' il cuore di chi accetta la fede, sono nomi che vibrano d'affetto, di famiglia, di legami. Padre e Figlio, sono nomi che l'uno senza l'altro non esistono: non c'è figlio senza padre, né il padre è tale se non ha figli. Per dire Dio, Gesù sceglie nomi che abbracciano, che si abbracciano, che vivono l'uno dell'altro. Il terzo nome, Spirito Santo, significa alito, respiro, anima. Dice che la vita, ogni vita, respira pienamente quando è abbracciata. Padre, Figlio, Respiro santo: un infinito movimento d'amore.


Dunque, alla sorgente di tutto c'è la relazione, c'è il legame. Ecco allora la sapienza del vivere: non la solitudine è strada di vita, ma la relazione, il legame, l'amore... perché di Amore è fatto Dio e noi siamo fatti 'a sua immagine e somiglianza'. La vocazione di ogni uomo e di ogni donna è di essere 'nodi d'amore'.


Battezzare, poi, vuol dire immergere... La vocazione del discepolo è quella di immergere tutti i popoli dentro l'oceano dell'amore di Dio, rendendoli consapevoli che in esso noi esistiamo, ci muoviamo, respiriamo.


«Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Non dimentichiamo mai questa frase! Egli è con noi senza condizioni, dentro le nostre solitudini, dentro gli abbandoni e le cadute, dentro la morte. Nulla e nessuno potrà mai strapparci dalle Sue mani, dalle mani dell'Amore.


Buona domenica.

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