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Domenica 4 marzo 2018


Giovedì 1, Marzo 2018
in  Il Vangelo della Domenica


Il Vangelo di domenica prossima ci sorprende, poiché non siamo abituati a vedere Gesù reagire con veemenza. Ce lo immaginiamo mite, umile, misericordioso, eppure in questa pagina del Vangelo di Giovanni ci viene mostrato lo zelo del Signore che sferza, con parole e gesti, quanti si trovavano nel tempio per fare del commercio. 
Mitezza, umiltà e misericordia non sono in contraddizione con una certa energia, con una parola franca e diretta, quando questa parola è per un bene più grande, per una verità più autentica. Gesù desidera 'purificare' il tempio dalle 'logiche di commercio'. In questo suo gesto provocatorio sembra prendersela con tutti coloro che, per garantire il servizio sacro, vendevano gli animali che dovevano essere sacrificati ed offerti a Dio. Certamente sono chiamati in causa tutti coloro che ne approfittavano per speculare sulla religiosità popolare, ma forse, in questo duro gesto di Gesù, potremmo intravvedere il desiderio di voler combattere un'idolatria più profonda e sottile rispetto a quella del denaro, idolatria che, se ci fermiamo a pensare, appartiene a tutti noi, molto più di quanto ci sembri. 
In fondo il Signore desidera metterci in guardia dalla tentazione di un tipo di relazione con Dio che vede nel 'do ut des' la regola principale: offro a Dio qualcosa per comprarmi la Sua benevolenza, per ottenere in cambio la Sua benedizione, la Sua protezione, una Sua grazia, come se Dio ci ripagasse secondo le nostre colpe, i nostri meriti o le nostre buone opere.  
Con la Sua venuta, sin dai primi giorni della sua predicazione - da notare che questo brano è all'inizio del vangelo di Giovanni e si pone all'inizio del ministero di Gesù- il Signore vuole apportare una nuova logica.
Egli è venuto ad annunciare che l'amore di Dio è un amore per tutti gli uomini, è un amore gratuito, oblativo, che non chiede il contraccambio. La risposta dell'uomo dunque non si deve basare su logiche del buon comportamento. In tale modo la relazione con Dio perderebbe di amore, perderebbe di gratuità, fermandosi ad un livello che potremmo dire 'contrattuale' piuttosto che filiale. Dio non è un contabile e neppure un erogatore di 'servizi a pagamento'! Il tempio, la casa di preghiera, non è il luogo dove contrattare un bene in cambio di un sacrificio offerto! 
Gesù è venuto ad annunciare che è Lui il nuovo tempio, e il nuovo culto da offrire a Dio è quello di rivolgersi a Dio come figli amati e salvati, imparando ad accogliere la salvezza che il Signore gratuitamente ci offre. Il Signore Gesù direbbe con le parole del profeta Osea: 'voglio l'amore non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti' (Os 6,6).  Allora facciamo nostro l'invito dello stesso profeta Osea: 'affrettiamoci a conoscere il Signore!' (Os 6,3) e rivolgiamo il nostro sguardo al Cristo, il vero e nuovo 'tempio' in cui trovare la presenza di Dio. 
Buona domenica!

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