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Domenica 5 giugno


Mercoledì 1, Giugno 2016
in  Il Vangelo della Domenica


Tante, troppo volte, purtroppo, ho dovuto incrociare gli occhi sbarrati, quasi paralizzati, di una mamma cui muore il figlio. È la tragedia in cui si recita il dolore più grande del mondo. Un buco nero che inghiotte letteralmente la vita di una madre, di un padre, privati, spesso ancora improvvisamente, di ció che è più importante della loro stessa vita. Un freddo di gelo improvviso e spaventoso che stringe la gola, nella certezza che d'ora in poi nulla sarà più come prima.
Una donna, una bara, un corteo: sono i protagonisti del dipinto che scuote il cuore nel racconto di Nain, vangelo di oggi. Una donna mamma e il figlio morto: due vite precipitate dentro una sola bara. Sì, quante storie così anche oggi, quante famiglie dove la morte è di casa.
Perché questo accanirsi del male su spalle fragili? Il Vangelo non dà risposte, mostra solo Gesù che piange insieme alla donna, e la sua 'compassione' lo disegna unito strettamente a lei: due madri che piangono, due vedove che hanno perso il figlio amato. Gesù non guarda dall'esterno il dolore sfiorandolo, penetra dentro il suo abisso insieme a lei. Ma la misericordia di Gesù non è solo un sentimento, è una forza che dà vita, che risuscita l'uomo!
Gesù vede le lacrime e si commuove, non prosegue ma si ferma, e dice dolcemente: donna, non piangere. Si avvicina a una persona che, forse, in cuor suo sta maledicendo Dio: «Perché a me, perché a me? Cosa ho fatto?» Nulla ci dice che quella donna fosse credente più di altri. Nulla. Ció che fa breccia nel cuore di Gesù, il Signore amante della vita, è il suo dolore. Quella donna non prega, ma Dio ascolta il suo gemito, la supplica universale e senza parole di chi non sa più pregare o non ha fede, e si fa vicino, vicino come una madre al suo bambino. Si accosta alla bara, la tocca, parla: Ragazzo dico a te, alzati. Alzati in piedi, sorgi, il verbo usato per la risurrezione. E lo restituì alla madre, all'abbraccio, all'amore, agli affetti che soli ci rendono vivi, alle relazioni d'amore nelle quali soltanto troviamo la vita.
Gesù profetizza Dio, il Dio della compassione, che cammina per tutte le Nain del mondo, che si avvicina a chi piange, ne ascolta il gemito. Che piange con noi quando il dolore sembra sfondare il cuore. E ci chiama a operare «miracoli», non quello di trasformare una bara in una culla, come lui a Nain, ma il miracolo di stare accanto a chi soffre, nella compassione.
Ma anche, la «compassione» di Gesù è la misericordia di Dio per l'uomo. Il termine biblico «compassione» richiama le viscere materne: la madre, infatti, prova una reazione tutta sua di fronte al dolore dei figli. Così ci ama Dio, dice la Scrittura. E il frutto di questo amore è la vita! La misericordia di Dio dà vita all'uomo, lo risuscita dalla morte. Il Signore ci guarda sempre con misericordia; non dimentichiamolo, ci attende con misericordia. Non abbiamo timore di avvicinarci a Lui! Ha un cuore misericordioso! Se gli mostriamo le nostre ferite interiori, i nostri peccati, egli sempre ci perdona, ci rialza in piedi. È pura misericordia! Andiamo da Gesù!
Buona domenica.

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