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Domenica 5 luglio


Giovedì 2, Luglio 2015
in  Il Vangelo della Domenica


'Disprezzo' è atteggiamento opposto allo stupore della stima, al calore dell'ammirazione. Perché il 'profeta' non gode buona accoglienza in casa sua? Egli è per natura persona che non accarezza gli interessi o le convinzioni tradizionali per ottenere un comodo consenso; la sua misura è ció che gli occhi vedono quando, alzando lo sguardo, entrano dentro il futuro di Dio, là dove è disegnata la verità e la correttezza della rotta che si sta seguendo.


È successo ai profeti di un tempo, di cui la bibbia racconta la storia. Succede ancora ai profeti di oggi, guidati dal coraggio della fede senza annacquature. È capitato, primo tra tutti, a Gesù, la Parola di Dio incarnata nella storia, per rivelare il cuore del Padre.


Ció che è avvenuto a Nazaret ha forse lo stesso colore che dipinge il nostro quotidiano di discepoli, spesso incapaci di meraviglia nuova, quella che puó anche scarmigliare le nostra accurate, ma stantie e immobili, pettinature.


Gesù si è presentato come profeta del Dio che non abita lontano, tra le nuvole dell'eterno, ma del Padre che ama così tanto ogni uomo e ogni donna, suoi figli, da mescolarsi con la loro polvere, per farla diventare strada di salvezza. Gli abitanti di Nazaret pensano: il Figlio di Dio non puó venire in questo modo, con le mani da carpentiere, con i problemi di tutti... non c'è nulla di sublime e divino in tutto questo. Noi vogliamo il Dio dei miracoli, meglio se eclatanti nella potenza. Noi vogliamo il Dio che stenda benevolo la sua mano e risolva i nostri drammatici problemi, disposti anche a guadagnarceli con penitenze e sacrifici, con offerte e preghiere, se necessario.


Il profeta di un Dio che non mi guarda dall'alto, ma che si mescola con la mia quotidianità, mi turba, mi sconcerta, puó provocare in me una reazione di rifiuto. Perché se è così, vuol dire che Dio è pastore da seguire nel cammino quotidiano, è da imitare quando si inginocchia a terra con le mani nel catino per lavarci i piedi. Non è il Dio che pensavamo. È questo che scandalizzava gli abitanti di Nazaret: la prossimità del Dio del Maestro Gesù. Eppure proprio questa è la bella notizia del Vangelo: che Dio si incarna dentro l'ordinarietà della vita.


Ancora oggi possiamo, noi patria, famiglia, casa di Gesù, rifiutare la sua Parola e presenza, perché incollati ad una fede lasciata colpevolmente bambina, aggrappata a qualche nozione inanimata, a qualche tradizione piacevole ma che non mi tocca la vita, all'idea di un 'dio-mago' che ha il 'dovere' di aiutarmi, 'se davvero è buono', togliendomi i sassi che mi inciampano il cammino.


E Gesù 'ha le mani legate', come a Nazaret, non puó compiere i prodigi per noi, perché manca il terreno buono.


Peró, egli continua a 'percorrere i nostri villaggi' mandando segnali di vita, affinché un giorno apriamo gli occhi e li incrociamo con i suoi: così sorgerà per noi il sole che riempirà finalmente lo scorrere dei giorni di luce, di calore, di coraggio, di speranza... e potremo accorgerci degli inganni del mondo.


Buona domenica.

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