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Domenica 7 maggio


Giovedì 4, Maggio 2017
in  Il Vangelo della Domenica


Come alcune melodie familiari che si accendono nei nostri cuori e riempiono di ricordi e di sentimenti le nostre giornate, così il Vangelo di domenica prossima richiama alla memoria del cuore un immaginario caro a tutti i credenti, quello pastorale. Gesù utilizza tale similitudine per descrivere la relazione tra Dio e l'uomo: Dio si prende cura dei suoi figli come un pastore delle sue pecore. Il buon pastore le conduce ai pascoli dove c'è abbondanza di vita, a loro rivolge la Sua Voce che porta pace e scalda i cuori. 
Sicuramente Gesù invita i suoi ascoltatori ad identificarsi alle pecore, per le quali Egli ha donato la vita. 
Ma vi è anche l'invito a verificare se il proprio atteggiamento possa essere identificato a quello dei ladri e briganti, che rubano e uccidono, oppure a quello dei guardiani, chiamati a custodire le pecore nel recinto, pronti ad aprire la porta al Pastore, lasciando che le pecore seguano la voce di Colui che le conduce ai pascoli di vita. 
Nelle pagine che precedono il Vangelo di domenica viene narrata la guarigione dell'uomo cieco dalla nascita, e le discussioni dei farisei che porteranno ad escludere dalla sinagoga il cieco guarito. 
Il discorso di Gesù allora è chiaro! Esiste un recinto, quello della sinagoga, nel quale riposano le pecore del gregge di Dio, e i farisei prendono il posto del pastore, facendo uscire alcune pecore, non per condurle ai pascoli, ma per escluderle dal gregge e consegnarle alla morte. Gesù allora difende ció che è di proprietà del Padre! Nessuno puó essere escluso dal gregge di Dio, poiché nessuno si puó arrogare il titolo di Pastore. 
Ora, applicandola ai giorni nostri, si potrebbe certo pensare che questa similitudine sia rivolta a tutti coloro che, nella Chiesa, sono chiamati a prendersi cura di una porzione del gregge di Dio, come ad esempio i sacerdoti. Certamente!
Peró la Parola di Dio ha qualcosa da dire a ciascuno, indipendentemente dal 'ruolo'. 
Tutti siamo chiamati ad essere custodi di un 'gregge' a noi affidato.
La nostra vita e il nostro cuore sono il recinto nel quale dimorano relazioni, incontri, legami di tutti i tipi. 
E se siamo onesti ci rendiamo subito conto della selezione severa che operiamo. Scegliamo rapidamente chi accogliere o siamo ben pronti ad invitare altri ad uscire. Di alcune vite facciamo presto ad impossessarcene, altre spesso le scarichiamo, non credendo che gli incontri che il Signore permette, avvengono perché possiamo prendercene cura. 
Significativa è la domanda che il Signore pronuncia all'inizio della Bibbia: 'Dov'è Abele, tuo fratello?'
Diverse oggi le risposte per noi possibili: quella di Caino che chiede: 'sono forse io il custode di mio fratello?' oppure quella di Cristo che invita i suoi a farsi custodi di quella porzione del gregge di Dio, non scelto, ma a loro misteriosamente affidato nel recinto della loro vita. Ed è all'interno di questo recinto il Signore farà udire la Sua Voce, per le pecore, ma anche per il guardiano. Così sia! 
Buona domenica! 

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