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Domenica 9 ottobre


Giovedì 6, Ottobre 2016
in  Il Vangelo della Domenica


La lebbra era nel corpo l'espressione del peccato. Erano considerati 'impuri', dovevano tenersi lontano dagli altri, non solo per il pericolo del contagio, ma perché era scritto nella legge, e non solo i lebbrosi ma anche i malati, gli handicappati, i ciechi, gli storpi, non potevano entrare nel tempio, perché erano impuri.
La lebbra è una malattia terribile e devastante, che marcisce il corpo, lo spirito e le relazioni. Dei dieci uno è straniero, nemico, un samaritano. Ma la malattia e il dolore accomunano ogni uomo, senza distinzioni di religione o di etnia. Dieci lebbrosi all'ingresso di un villaggio, nove giudei e un samaritano insieme. La sofferenza li ha uniti, la guarigione li separerà. Essere guariti non significa essere salvati.
Gesù disse loro: Andate a presentarvi ai sacerdoti. E mentre andavano, furono purificati. Sono purificati non quando arrivano dai sacerdoti, ma mentre camminano, sui passi della fede. Nove dei guariti non tornano: scompaiono nel vortice degli abbracci ritrovati, ritornati persone piene, libere. Unico, un eretico straniero (samaritano) torna indietro e lo fa perché ascolta il suo cuore, perché intuisce che la salute non viene dai sacerdoti, ma da Gesù; non dall'osservanza di leggi e riti, ma dal rapporto vivo con lui. Per Gesù conta il cuore e il cuore non ha frontiere politiche o religiose.
'La tua fede ti ha salvato!'. Ogni miracolo è una storia incompiuta, una storia che è solo all'inizio, che domanda altro: l'uomo non è soltanto il suo corpo, la pienezza consiste nell'entrare in comunione con il Donatore e non soltanto con i suoi doni. E l'unico che è tornato non ha compiuto solo un gesto di cortesia e di giustizia ringraziando, quasi che Dio ricerchi il nostro grazie, ma è entrato in comunione con il Salvatore ...così sperimenta la bellezza e la pienezza di essere 'salvato'.
I nove che non ringraziano sono l'espressiva immagine di un cristianesimo che ricorre a Dio come ad un potente guaritore da invocare nei momenti di difficoltà. Ma, rimasti chiusi nella loro parziale (e distorta) visione di Dio, guariti dalla lebbra sulla pelle, non vedono neppure la lebbra che hanno nel cuore. Il Dio che hanno invocato è il Dio dei rimedi impossibili, non il Cuore in cui abitare.
Sono anch'io pellegrino nel corteo dei guariti ...sono anche salvato? Voglio fare come quello straniero: inizieró ogni mia giornata tornando a Dio con il cuore, non recitando preghiere, ma donandogli una cosa, una parola: «grazie». ...e lo stesso faró con quelli di casa, lo faró in silenzio e con un sorriso.
Buona domenica.

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