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Figlia mia dove sei?


Giovedý 30, Agosto 2012
in  Libera-Mente



Oggi Alessandra ha raggiunto il suo obiettivo quotidiano; la scommessa con se stessa. Non è felice. Il senso di questa parola si è perso nei suoi ricordi. Si ritiene soddisfatta di essere riuscita in due cose: ha mangiato soltanto mezzo piatto di pasta e, dopo l'allenamento con la squadra di atletica, ha deciso di continuare per conto suo correndo attorno alla pista fino a cadere priva di forze. 'Ma com'è possibile che nessuno l'abbia fermata?' domandano i genitori ai preparatori atletici e ai responsabili dell'impianto. 'Alessandra, il tuo corpo non puó reggere sforzi simili in assenza di un apporto calorico adeguato' tuona il medico. Mamma la fissa su quel letto di ospedale, ma non scorge l'Alessandra di una volta; sempre così solare e spontanea. In quegli occhi persi nell'assenza di sé, sembra dire a quel corpicino di 16 anni invisibile tra la coperte: 'Figlia mia dove sei?', ma Alessandra è da un'altra parte. Non sa il motivo per cui quell'impulso si manifesti, ma ogni volta che si tratta di cibo in famiglia è una lotta. Una sofferenza estrema, perché ció che entra nel corpo non è purezza, ma soltanto sporcizia da lavare col sudore della fronte. 'Mangia che ti serve per la giornata che hai davanti'. 'Vederti così mi fa morire'. Sono queste le parole che mamma singhiozza praticamente ad ogni pasto, ormai.


Alessandra ha sempre avuto standard elevatissimi di perfezione assoluta. Ha un ricordo che le è rimasto impresso di quando, al saggio di danza, ha sentito il papà mormorare con un amico: 'la mia bambina è la più brava. Le voglio bene perché mi da soddisfazioni'. Oggi non sa perché, ma quelle parole sembrano risuonarle nella mente ogni volta che si prepara per una prova importante. Ogni volta che si mette in gioco. Quanto è difficile essere la più brava...


Su quel letto di ospedale non incontra lo sguardo di mamma. Si accusa di non essere riuscita a raggiungere i dieci chilometri oggi. Soffre. Ma almeno adesso tutti hanno attenzioni per lei. Il problema è che queste attenzioni hanno senso soltanto se meritate. Se il giudizio degli altri su di sé è positivo. Alessandra non sa cosa sia l'amore incondizionato. Quello che non chiede nulla in cambio, che non giudica, ma che esiste per il semplice fatto di esserci.


Alessandra non sa chi è, perché si è sempre sforzata di essere qualcuno agli occhi di qualcun altro. A lei non importa se adesso questo si chiami anoressia.


La zia più anziana è l'unica che la fa stare bene. La vede pochissimo, ma con lei è diverso. Non deve saper fare o dimostrare qualcosa. A loro basta sorridersi.


Fabio Borghino

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