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Gioco di squadra contro i tumori


La filosofia della Rete oncologica

Giovedì 7, Giugno 2018
in  Saluzzo


SALUZZO - É cominciato con una serata dedicata al reparto di oncologia dell'ospedale di Saluzzo, martedì 29 maggio, il ciclo di incontri organizzato dall'Officina delle idee per il futuro dell'ospedale di Saluzzo per «far conoscere ai cittadini la realtà di un servizio che rappresenta una delle vocazioni dell'ospedale di Saluzzo, - ha detto il presidente Giovanni Damiano - ed offre, accanto alla competenza medico-infermieristica, spazi di umanità e di vicinanza ai malati grazie alla presenza dei volontari».
Nel corridoio del reparto al secondo piano dell'ala vecchia dell'ospedale, trasformato per una sera in sala incontri con una quarantina di posti a sedere, è stata distribuita ad inizio serata una confezione di Prevenill, una scatoletta colorata in tutto simile ad un farmaco, dalle proprietà teoricamente miracolose, che «potrebbe ridurre della metà i tumori in Piemonte» ha sottolineato il dott. Oscar Bertetto, direttore della Rete oncologica Piemonte Valle d'Aosta.
Il 'miracoloso' rimedio altro non è che la prevenzione: la scatoletta, infatti, non contiene farmaci, ma un bugiardino che elenca le 12 regole europee per la lotta contro il cancro, a partire da 'non fumare' per arrivare a 'evita un'eccessiva esposizione al sole' passando per 'segui una dieta sana' e 'svolgi attività fisica ogni giorno'. «La prevenzione non puó eliminare i tumori, - ha ammesso il dott. Bertetto - una parte dei quali non si sa da che cosa siano causati, ma in certi casi puó ridurne significativamente l'incidenza: anche del 90% nel caso del tumore del polmone, del 50% per il tumore della vescica».
Ma che cosa succede quando ci si ammala di tumore? «L'obiettivo é arrivare ad una diagnosi la più tempestiva possibile cercando di avvicinare il più possibile la Rete oncologica ai cittadini attraverso i Centri di accoglienza e servizi (Cas)» ha spiegato il dott. Bertetto.In Piemonte i Cas sono 39, 8 in provincia di Cuneo, tra cui Saluzzo, Savigliano e Busca. «Spesso il paziente arriva all'ospedale più vicino che non necessariamente é quello 'giusto' per quel tipo di patologia» ha sottolineato il dott. Bertetto. Il Cas é il luogo che riunisce il medico, l'infermiere e l'amministrativo con una formazione ad hoc, che prendono in carico il paziente prescrivendo gli esami corretti nell'ospedale giusto in tempi rapidi. Una 'regia' che lavora secondo un protocollo omogeneo e punta ad offrire parità di trattamento a tutti i pazienti piemontesi.
«Il tumore é una malattia che ci spaventa, la vita del paziente cambia quando legge la diagnosi anche se per alcuni tumori la probabilità di guarigione é molto più elevata rispetto a molte altre malattie. Per questo il malato puó avere bisogno di essere sostenuto dal punto di vista psicologico ad affrontare le difficoltà nel riprogrammare la propria vita».
Il problema, ha ammesso il dott. Bertetto, é che «i Centri di accoglienza e servizi a volte sono poco conosciuti anche dai medici di base che indirizzano il paziente verso il singolo specialista, mentre la malattia oncologica va affrontata non dal singolo ma da un gruppo di specialisti (il gruppo interdisciplinare di cura, Gic), per individuare una strategia condivisa e personalizzata per quel paziente, con trattamenti ed intervento in tempi garantiti». 
Il dott. Bertetto ha sottolineato che «in oncologia cercare la risposta sotto casa puó essere una soluzione molto sbagliata. Per patologie di una certa complessità operarsi in un ospedale periferico, dove il volume di attività è ridotto, significa aumentare il rischio e diminuire le probabilità di sopravvivenza».
susanna agnese

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