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Guardare i cibi con gli occhi di Kandinskij


Giovedì 8, Maggio 2014
in  Leggere con gusto


Rileggere a distanza d'anni Kandinskij, è come 'gustarlo per la prima volta. E le sue intuizioni o 'illuminazioni di parole' sulla Spiritualità dell'arte ci rendono la vita diversa, ci svelano un mondo di colori e di suoni, ci aiutano ad apprezzare gli oggetti, anche quelli più insignificanti della vita quotidiana. Egli paragona i colori all'armonia di un brano musicale, dove tanti strumenti concorrono al risultato: 'Il colore è il tasto. L'occhio è il martelletto. L'anima è il pianoforte dalle molte corde'. Il numero dei colori e delle forme è infinito, infinite le combinazioni e gli effetti, così come sono infinite le sollecitazioni che i cibi, nei loro svariati colori, offrono. Mi piace applicare al cibo la scala di Kandinskij. Non è un esercizio letterario, direbbe qualcuno, è un esercizio che fa vedere gli alimenti sotto altro 'sguardo': i colori hanno un profumo e hanno un sapore.


Il giallo caldo è un colore potente, dal tono acuto, è il sole, richiama i limoni montaliani, fa pensare ai peperoni trionfanti. Il verde per Kandinskij è la quiete, in tavola è la natura nel piatto. E' il sapore di alimenti freschi, che non appesantiscono e accompagnano altri più preziosi.


Il rosso è nelle sue nuances quello della carne, cruda, sottile, invitante. O il rosso scuro della bistecca alla fiorentina che rappresenta la forza o il rosso della bacca di cacao.


Il viola è un rosso fisicamente e psichicamente più freddo che ha in sé qualcosa di malato, di spento, di triste, ci dice Kandinskij. In tavola invece il viola delle melanzane appena colte, corpose, oblunghe conferisce un senso di austerità e preziosità. Le melanzane, divenute strisce sottili alla griglia, si offrono nella loro delicatezza, e tenerezza e il loro viola si confonde e quasi si perde nell'arcobaleno del piatto. Ma il loro sapore rimane inalterato, inconfondibile.


Il bianco è il non colore, un mondo così alto che non ne avvertiamo il suono. E' silenzio, per il pittore. Per il gourmet è la panna montata, la nuvola che avvolge e ricopre una crema dessert o un gelato. E' la dolcezza in tazza, che si sgretola.


Il nero è qualcosa di spento, immobile. E' il colore con minor suono, dice il pittore. Per me a tavola il nero è invece animato, saporito. Sono le olive nere del Meridione, grosse come noci, polpose, che impastano la bocca e lasciano una scia oleosa. Ma il nero è anche quello delle timide more, dal liquido dolciastro e dal sapore asprigno, che racchiudono i misteri del sottobosco, che si negano al turista, ma che poi con la loro freschezza appagano.

 

cetta berardo

 

 

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