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Il caffè, dove vivono anche i romanzi


Giovedì 29, Maggio 2014
in  Leggere con gusto


C'è un social network di cui pare gli italiani i non possano proprio fare a meno e in questi giorni di buriana elettorale men che meno. Il bar è più della rete: un luogo magico che catalizza, nonostante le crisi.


Da un rapporto della Federazione italiana dei pubblici esercizi, l'Italia è il paese del re-bancone. Fare colazione al bar è un rito ed anche un momento di socializzazione.


Si gusta la brioche e si parla, si orecchia, si sussurra di tutto e di più. Il tal candidato, il tal altro, la lista x e la lista y, le ripicche tra compagni di lista per una preferenza, le liti in famiglia, addirittura i coltelli, metaforicamente parlando, tra cognati. Già, lui è in una lista, lei in un'altra: parlarsi è difficile quando si è avversari su tutto. Una pausa peró c'è, al bar a prendere il caffè. Poi di nuovo nemici per la pelle. E la crisi in questo settore non si sente se è vero che l'anno scorso gli italiani hanno destinato a bar e ristoranti il 35% della spesa alimentare, contro una media europea che si assesta al 32%.


Il bar è il luogo del relax, dove ognuno svela il proprio carattere e un bravo barista aguzza la vista e ingegno. Riconosce, ogni giorno i suoi avventori, ne è affezionato: se tutte le mattine bevi un corretto al Sassolino o sei un muratore o un etilista. Se chiedi un orzo tiepido con latte caldo montato a parte, sei un rompiscatole, 'Al bar vai per rilassarti, di fronte alla tazzine non menti, sei indifeso. E il barista ti osserva e riesce a sapere molto di te'. Questo lo scrive Marco Malvaldi, scrittore divenuto celebre per la serie di gialli ambientati al BarLume. Lui prende sempre un caffè e una sfoglia alla mela. 'Vado in automatico, anche se non ne ho voglia, per consuetudine. In fondo il bar è rassicurante: una delle poche cose che non cambiano mai, di cui si ha bisogno'. A urne aperte, ci si rifugia al bar: per commentare, per capire le ragioni di una sconfitta, per corroborarsi prima di brindare alla vittoria, per vedere negli occhi l'avversario.


Affida al chiuso di un caffè le sue ansie e la sua angoscia Katharina Pollaczeck, la protagonista del bel romanzo di Guliana Morandini che ha un titolo sognante: Caffè specchi. Ma non si tratta di un gioco di luci ed ombre, di riflessi e di illusioni. Katharina si ritrova in una città che non ama per ottenere l'affidamento del figlio Friedrich. Il clima è triste, una pioggia monotona 'scivola' sulla gente indifferente: passano davanti ai suoi occhi queste immagini come se fossero lontane, mentre la musica dell'orchestrina la riporta al reale, al suo problema, al figlio negato, alla battaglia legale in atto, alle sue chances di vittoria: ... nel caffè dalle pareti appannate il fumo non era mai voluto uscire. Qualcuno apriva le vetrate ma il velo non si scioglieva, rimaneva nell'aria, si acquattava, addensandosi si alzava e si rifugiava dietro gli stucchi scrostati e aspettava che le vetrate si chiudessero per ridiscendere rapido tra i tavoli regalando al marmo la sua vecchia umidità.


Ecco, il caffè-luogo è anche questo: racchiude presente e futuro, la tua vita.

 

cetta berardo

 

 

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