DIREZIONE, REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE        Via Parrà, 9 - 12037 Saluzzo (CN) - Tel. 0175.42556 - Fax. 0175.43440

Il cibo come metafora della vita


Giovedì 9, Gennaio 2014
in  Leggere con gusto


Leggere Campana di vetro di Silvia Plath e sentirsi il freddo dentro è tutt'uno. In un libro così amaro, icastico e plumbeo, dove le parole e le immagini di quotidianità sono dei macigni di sofferenza, il cibo ha rappresentato per me lettore la parabola metaforica della vita del personaggio.


Il romanzo, pubblicato prima del suicidio della poetessa, è una sorta di autobiografia della Plath. La protagonista, una studentessa americana della buona borghesia, Esther, è proiettata in un contesto urbano dove dovrebbe essere iniziata alla vita sociale e a una rapida affermazione. Con al suo attivo una borsa di studio per un master in giornalismo, Esther viene introdotta in ambienti importanti, che il suo occhio osserva e fotografa, spesso con autosufficienza o con disprezzo. Mai con partecipazione.


All'inizio è incuriosita per questo mondo appariscente, dove contano vestiti e sorrisi, dove le persone si muovono con la disinvoltura che Esther non ha, che parlano con affettazione, che mangiano e gustano il cibo provando un sottile piacere. Sulla tavola del banchetto del 'Ladies Day' facevano bella mostra di sé delle mezze pere avocado giallo- verdi, ripiene di polpa di granchi e maionese, vassoi di roastbeef e pollo freddo e ogni tanto c'era un vasetto di cristallo pieno di caviale. Quella mattina a colazione non avevo avuto tempo di mangiare alla tavola calda dell'albergo, avevo solo bevuto una tazzina di caffè strabollito e tanto amaro che mi aveva fatto arricciare il naso. Stavo morendo di fame.


E in questo mondo, lontano dai suoi interessi, dove si puó anche essere esclusi e arrivare alla degradazione, alla malattia, dove la poesia non è che 'un pizzico di polvere' e i poeti hanno le mani bianchi ed esangui e tozze e mangiano l'insalata con le mani, il cibo assume i colori non colori di una vita prigioniera.


Pareti di una stanza in una clinica da ricchi. Malati mentali, malati d'anima si ritrovano davanti ad un cibo non cibo fatto di fagiolini verdi e di 'un pastone di maccheroni, gelidi come pietra e agglutinati in una massa informe e gelatinosa'. L'abbrutimento fisico, il colorito giallastro del viso, il corpo informe nascosto in camicioni, l'elettroshock passano anche attraverso il pastone.


Così il cibo da raffinato diventa via via, in una parabola discendente, quello degli animali, un modo per far sopravvivere, un atto dovuto, dove il mondo tacita i suoi complessi di colpa.


L'individuo, l'anima bella che c'è in Esther, viene come annullata. Per poi riaffiorare, dolorosamente. Ho pensato, chiuso il libro, che quella campana non era di vetro. Manca la leggerezza e la trasparenza del vetro. Sono rimaste invece le poesie di Sylvia Plath, quelle sì trasparenti e leggere, della leggerezza della poesia.

 

cetta berardo

 

 

CorrierediSaluzzo.it è una testata giornalistica.
P.Iva – CF – Reg. Imprese CN 03733570042

Direttore Responsabile: FRANCESCONI LORENZO
email: redazione@corrieredisaluzzo.it

Contatta la redazione

© CDS EDITORIALE SRL - Tutti i diritti riservati - Note legali - Area riservata -   Esci
Il Corriere di Saluzzo percepisce i contributi pubblici all’editoria.
Il Corriere di Saluzzo ha aderito tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) allo IAP - Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.


powered by Leonardo Web s.r.l. - MANTA (CN)

Utilizzando questo sito accetti l’uso di cookie al solo fine di monitorare le attività del visitatore e poter migliorare i contenuti e l'accessibilità del sito stesso.    Approfondisciaccetto
accetto
Utilizzo dei COOKIES
Nessun dato personale degli utenti viene di proposito acquisito dal sito. Non viene fatto uso di cookies per la trasmissione di informazioni di carattere personale, né sono utilizzati cookies persistenti di alcun tipo, ovvero sistemi per il tracciamento degli utenti. L'uso di cookies di sessione (che non vengono memorizzati in modo persistente sul computer dell'utente e scompaiono, lato client, con la chiusura del browser di navigazione) è strettamente limitato alla trasmissione di identificativi di sessione (costituiti da numeri casuali generati dal server) necessari per consentire l'esplorazione sicura ed efficiente del sito, evitando il ricorso ad altre tecniche informatiche potenzialmente pregiudizievoli per la riservatezza della navigazione degli utenti, e non consente l'acquisizione di dati personali identificativi dell'utente.
L'utilizzo di cookies permanenti è strettamente limitato all'acquisizione di dati statistici relativi all'accesso al sito e/o per mantenere le preferenze dell’utente (lingua, layout, etc.). L'eventuale disabilitazione dei cookies sulla postazione utente non influenza l'interazione con il sito.
Per saperne di più accedi alla pagina dedicata

Individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei cookie.
Provvedimento n.229 dell'8 maggio 2014 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014.

Consulta il testo del provvedimento