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Il cibo non è mai voltagabbana


Giovedì 15, Maggio 2014
in  Leggere con gusto


Sono una categoria che non muore mai, la più longeva e la più tenace: i voltagabbana. La parola è molto chiara, il messaggio che trasmette altrettanto. Cambiare casacca: non è semplicemente un look diverso, per essere più gradevoli, più alla moda. E' un modo di essere immorali, calpestare i valori per mantenere i propri privilegi e le proprie posizioni.


E' la mancanza assoluta di etica.


Anna Banti, la scrittrice del Coraggio delle donne, colta, bella, appassionata, scrisse negli anni sessanta: 'Si venivano insinuando nelle amministrazioni comunali, elementi infidi e voltagabbana che tiravano acqua al loro mulino'.


Ecco i voltagabbana sono questi: triste genia che non muore mai.


Ma il cibo è superiore: lui sì non è voltagabbana, non tradisce, anzi non vuole confondersi. L'identità è il suo precetto e la sua filosofia. Allora i tanti alimenti rivendicano il loro il loro odore, che è inconfondibile e il loro sapore. 'Io sono fiero di esser aglio e porto una ventata di freschezza', 'io sono fiera di essere patata e porto la mia pesantezza', 'io sono fiera di essere mela e porto la mia solarità'. Nessuno vuole confondersi o cambiare casacca. 'Perché io, zucchina, dovrei diventare una melanzana ?'. Se il cibo avesse parole, intesserebbe una sinfonia.


Mi piace pensare alla tavola come a un bel decalogo di intenti e di insegnamenti. Il primo, quello a cui tengo di più, è la semplicità. E' parola dai tanti risvolti e significati. Semplice è chi è puro, senza malizia, non 'duplice o triplice, ma unitario'. Il pane è ció che ci suggerisce questi pensieri. E' alimento dal sapore evangelico, che ha mantenuto nei secoli il suo significato simbolico. A Borore, piccolo comune della Sardegna, esiste il Museo del pane rituale che raccoglie una selezione di pani tradizionali e pani delle feste di vari paesi della Sardegna, la sala dei pani del ciclo pasquale e di quelli legati alle festività calendariali e agrarie, dei santi patroni e dei santi guaritori (pani di San Marco, Santa Rita, Sant'Antonio, San Filippo, ecc.). Il pane dei poveri, pagnottelle semplici, morbide e croccanti donate ai poveri. Un gesto che aveva un grande significato di accoglienza e generosità nei tempi antichi. Oggi, il rito non c'è più, i poveri peró abbondano e, forse, il gesto di donare una pagnotta potrebbe rappresentare un cambiamento di stile di vita. Non un voltagabbana

 

cetta berardo

 

 

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