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Il cibo risveglia i ricordi


Venerdì 17, Ottobre 2014
in  Leggere con gusto


Un po'melenso, non realistico, nel finale romantico, una favola, insomma. Il film Amore, cucina e curry di Lasse Hallström ci richiama alla memoria Chocolat. Stesso regista, stesso impianto, stessa tematica: la non accettazione dello straniero, i cattivi che si contrappongono ai buoni, la provocazione di un indiano che vuole aprire nel cuore della provincia francese un ristorante particolare, l'antipatico che qui è impersonato da una splendida Helen Mirror, alias madame Mallory, proprietaria di un ristorante stellato, locale raffinato come raffinati sono i gusti di madame.
Ma al di là di questi elementi, il film offre una visione bella del rituale del cibo, una sottile critica alle mode imperanti e contiene un messaggio profondo. La frase che il protagonista, futuro chef di fama mondiale, Hassan, più spesso ripete, 'il cibo è memoria', diventa il filo rosso su cui si dipana tutta la trama.
E per risvegliare i ricordi, i profumi, gli aromi, le spezie dal curry al cardamomo alla senape al peperoncino al coriandolo sono preziosi, per attivare schegge di vita, ricostruire legami affettivi, far affiorare figure ormai perdute.
La scena dell'omelette sa di iniziazione: un banco di prova importante per entrare nel gotha degli chef, gli onnipotenti signori dei ristoranti, da cui dipendono le stelle Michelin, gli onori e gli oneri. A partire da come si rompe l'uovo, allo stile con cui lo si sbatte, agli ingredienti usati, dosati, vezzeggiati e depositati prima nel concavo delle mani: un rito che provoca un pruriginoso piacere, una sensualità che attiva le papille gustative.
Così Hassan e madame Mirror si cimentano in pietanze, dove il tradizionale si sposa con il nuovo. Innovazione, innovazione innovazione, urla il padrone francese ad un Hassan smarrito che dalla provincia approda a Parigi, per godere della fama dei suoi piatti: arrivare alla sublimazione del cibo, alla perfetta concentrazione di pochi, scelti elementi, una forsennata ricerca di stravaganza e di aromi inusitati. Ma l'innovazione, se perde di vista la naturalità del cibo, toglie serenità, diventa angoscia. E allora Hassan torna in provincia, per ritrovare la tradizione degli alimenti, le spezie della madre, che danno il gusto dell'India. Il suo piccione al tartufo diventa così unico, condito con la memoria, con i sentimenti e i segreti che solo lui conosce. Un piccione rosolato, condito con coriandoli e curry, con tartufo nero depositato a mo'di scaglie sopra.
Il curry in india viene chiamato 'masala', un termine che accoglie, che contiene: dentro c'è un mondo, di affetti e di piaceri.
cetta berardo

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