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Il corpo non mente: comunicazione non verbale e analisi del comportamento


Giovedì 17, Marzo 2016
in  Libera-Mente


Vi siete mai chiesti che significato possano avere determinati micro-movimenti istantanei automatici nel comportamento delle persone in specifiche circostanze come: passarsi la lingua velocemente sulle labbra, grattarsi il naso, la mano tra i capelli, massaggiarsi il collo, ecc...?
In assenza di condizioni specifiche che possano giustificare tali comportamenti (ad esempio forme di allergia per ció che riguarda lo sfregamento del naso, patologie organiche di varia natura, ecc...) e in situazioni solitamente relazionali, movimenti di questo tipo possono rappresentare forme di comunicazione non verbale.
La cinesica è la branca della comunicazione non verbale che si occupa dell'analisi dei movimenti che accompagnano l'espressione verbale. Azioni inconsapevoli come quelle sopra citate sono state definite dallo psicologo Paul Ekman (uno dei maggiori esperti mondiali nello studio delle espressioni emotive) adattatori, in quanto movimenti appresi come sforzo di adattamento per soddisfare bisogni psichici o fisici e ottenere sollievo. Con gesti del tipo: togliere un filo dalla giacca dell'interlocutore, ripulirsi da inesistenti briciole all'angolo della bocca, ecc..., l'individuo non ha l'intenzione consapevole di comunicare qualcosa, mentre il suo corpo e il suo assetto neurovegetativo stanno soddisfando un bisogno inconsapevole. L'atto di passarsi la lingua sulle labbra, come per ripulirsi da briciole inesistenti, si colloca tra i segnali di piacere, in quanto eredità evoluzionistica di un automatismo connesso all'alimentazione, e puó rappresentare un vissuto piacevole legato alla conversazione, a chi abbiamo davanti, o a qualche dinamica interna o esterna al soggetto attiva in quel momento. Togliere un filo dalla giacca dell'interlocutore puó rappresentare l'attivazione del sistema di accudimento nei confronti dell'altra persona. È come se, senza rendercene conto, il nostro corpo si stesse prendendo cura di chi è di fronte a noi.
Una regola fondamentale nella comunicazione non verbale è quella di non estremizzare l'analisi dei comportamenti con ragionamenti del tipo: se A, allora B sempre e comunque; nel senso che è importante considerare in ottica circolare tutte le variabili del contesto per inferire l'eventuale significato di un comportamento. Non è detto che la persona che si passa la lingua sulle labbra per qualche centesimo di secondo stia per forza provando piacere per qualcosa, ma, integrando questo dato con l'espressione facciale (affect display), la vicinanza all'interlocutore (prossemica), il tono della voce (prosodia), la postura, il contesto ambientale e il grado di conoscenza reciproca degli agenti comunicativi, è possibile fare ipotesi sul segnale specifico e sullo stato interno della persona.
Come accade tutto ció dal punto di vista neurale? Prendiamo, a titolo esemplificativo, l'atto di massaggiarsi la base del collo, in quanto possibile segnale d'ansia. Questo gesto automatico, non è altro che il punto di arrivo finale di una sequenza di processi paralleli e rapidissimi nel cervello. Mentre gli organi di senso percepiscono una possibile minaccia nell'ambiente (il responsabile del posto di lavoro, ad esempio), il segnale viene inviato all'amigdala (un'area del cervello a forma di mandorla in cui sono memorizzate tutte le esperienze negative vissute) che, nel caso in cui valuti come pericolosa la situazione, puó attivare risposte di difesa immediate del tipo attacco o fuga. In questo senso, se il nostro cervello fosse solo amigdala, molto probabilmente, di fronte a quel responsabile che ci dirige sul lavoro e che ci mette spesso in soggezione ce la daremmo a gambe levate senza pensarci due volte. Per fortuna siamo più complessi ed intervengono in nostro soccorso aree del cervello più evolute come le cortecce prefrontali. Queste ultime hanno sviluppato nel corso dell'evoluzione la capacità di valutare lo stimolo minaccioso con un po' più di lentezza rispetto all'amigdala (centesimi di secondo) e di decidere se avallare la risposta di attacco/fuga automatica o sopprimerla, promuovendo comportamenti socialmente accettati. In questo caso, ad esempio, sarà la corteccia a suggerire che è meglio non alzare i tacchi a gran velocità, ma mantenere la posizione per dialogare con quel responsabile. Quest'area evoluta del cervello, tuttavia, non riesce ad inibire completamente la primitiva risposta di fuga e i frammenti micro-comportamentali che lascia trapelare divengono la comunicazione non verbale.
Il povero dipendente, anche se non vi presterà attenzione, con grande probabilità non potrà fare a meno di manifestare segnali d'ansia tra i quali, a livello cinesico, l'atto di massaggiarsi la base del collo: un gesto con funzione auto-regolatoria, in quanto capace di contattare una zona a innervazione vagale (il nervo vago, nervo cranico diramato a tutti gli organi vitali, è implicato in questi processi)...
Comunicazione non verbale: tacita saggezza del corpo viva in ognuno di noi.
fabio borghino

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