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Il racconto dell'isola sconosciuta


Giovedì 24, Settembre 2015
in  Leggere con gusto


Cheese è un evento ormai di portata sovranazionale e le vie del formaggio sono infinite. Andando per odori, quello del formaggio è intenso e a volte invasivo, ho ripensato al significato del formaggio e al pellegrinaggio di duecentomila persone all'evento braidese. Mi ha aiutato la rilettura di un racconto di Josè Saramago. Il protagonista è un uomo che vuole andare alla scoperta dell'isola sconosciuta e chiede al Re una barca.


'Non fu facile per l'uomo che voleva la barca poter parlare con il Re, sempre impegnato alla porta degli ossequi piuttosto che a quella delle petizioni. Aspettó per ben tre giorni avvolto nel suo mantello dopo aver inoltrato la sua richiesta di udienza alla donna delle pulizie che a sua volta la inoltró al secondo assistente, questi al primo assistente, che chiamó il secondo segretario, che a sua volta chiamó il primo e così fino ad arrivare al Re. Dopo un serrato confronto con il postulante, il Re acconsentì a dare la barca all'uomo che la voleva per andare alla ricerca dell'isola sconosciuta'.


Difficile è stato averla, ma una volta ottenuta, l'uomo parte tutto contento e porta con sé un fagotto con pane, formaggio duro di capra, olive e una bottiglia di vino. Il formaggio come companatico è un ottimo alimento, quando le ristrettezze economiche sono tante e il desco povero. Ma in quel racconto, il formaggio assume un altro significato: il viaggio è metaforicamente un viaggio alla ricerca di sé, di autoconoscenza per capire la vita, guardare e guardarsi dentro. E il formaggio, compagnia salutare del viaggio, è il cibo della natura, bianco come l'innocenza, saporito come il gusto di esistere, semplice come il ritorno alla madre terra. 'Non mai formaggio o latte manca al padrone, non mai concime ai campi' ripetevano i nostri nonni.


Nei secoli passati, la tavola era opulenta se era presente il formaggio. Segno di buona fortuna era donare forme di formaggio: 'Doni di ricotta, di 'mascherpa', di formaggio di capra, di castagne, di noci che piovevano dalla gente del paese' ci ricorda Fogazzaro. E fermarsi nelle osterie, nelle tappe di viaggi lunghi e faticosi, era un ricrearsi con formaggio salato e un bicchiere di vino.


Formaggi freschi e formaggi stagionati, ogni paese ha il suo e se ne vanta. Nel linguaggio popolare l'espressione 'formaggio fresco' non suona bene: significa uomo debole, pauroso, pusillanime. Grazia Deledda così lancia il suo anatema: 'Cosa sono essi? Uomini di formaggio fresco! Va a metterli un po' a gettare il laccio ad un puledro indomito o a chiappar un toro, od a sparare un archibugio. Muoiono prima di spavento!'


Eppure il formaggio fresco scivola in bocca, è digeribile, è la dolcezza dell'infanzia che ritorna. Quando le parole non corrispondono alla realtà!

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