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Il rosa è il bello che c'è


Giovedì 13, Giugno 2013
in  Leggere con gusto


Sono reduce dal convegno nazionale dei counsellor professionisti, a Sorrento. Cornice fiabesca: il Vesuvio sovrastava con il suo pennacchio, il sole era caldo, l'acqua invitante. Il convegno verteva sugli universi del counselling, sull'etica e sull'estetica della professione. Aleggiava nell'aria la parlata di Eduardo de Filippo e una sua poesia dal titolo L'ammore ched 'è? Che cos'è l'amore? ha dato il là ai lavori. Riporto alcuni versi, dolce sinfonia:




'Scusate, sapite l'ammore ched'è?'


'L'ammor' è na cosa


c'addora di rosa...


ca rosa nunn'è


nduvina ched'è?'


'E' rosa?... E scusate, sapite pecché?


'E' rosa o culore


che serve p'ammore.


L'ammore nun c'è


si rosa nunn'è.'




L'affetto e il colore, il senso di una relazione con la persona che incontriamo. Per me la poesia è stata illuminante, e mi ha dato il senso delle cose che faccio, oggi. Lo sportello d'ascolto alla Caritas è l'unione di due universi significativi: ogni incontro è unico e ogni dialogo (dia-logos dei greci) è fonte di ricchezza. Ha un suo colore e il rosa è il bello che c'è. L'etica dell'incontro si sposa inevitabilmente con l'estetica dell'incontro, come i colori di Sorrento con i profumi dei limoni che costellano i giardini. Profumi coinvolgenti, che si uniscono agli odori stuzzicanti della cucina. Ma il riferimento all'amore mi riporta al detto 'pane e noce mangiare da sposa'. A Sorrento i noceti sono numerosissimi, perché la noce è propiziatrice di amori felici; i Greci facevano risalire la sua origine al dio Dioniso che, disperato per la morte della sua amante Caria, principessa dei Laconi, la trasformó in noce per non separarsene mai.


I romani perpetuarono questa leggenda riconoscendo a questo frutto non solo il potere di propiziare amori felici, ma anche di favorire ottimi guadagni, considerandolo un portafortuna da non far mancare sulle tavole delle feste ed in particolare in occasione delle nozze. Oggi, nelle pasticcerie, rimane l'eco della leggenda, con la torta di noci al miele, che non mancava mai sulla tavola delle feste di fine d'anno. Ma ogni grande pranzo esibiva un altro regalo, si concludeva con il nocino, il nobile infuso ricavato dal mallo staccato dall'albero durante la notte di S. Giovanni. Eduardo aveva ragione, l'ammore sorge spontaneo, in questa terra. Ma è amore tinto di rosa, come il miele che a Sorrento o nelle nostre valli, si tinge, a volte, di rosa. Dipende dagli occhi che osservano.

 

cetta berardo

 

 

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