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Il seme dell'Expo


Giovedì 11, Giugno 2015
in  Leggere con gusto


E' alto sette metri, pesa 18 tonnellate ed è diviso in tre parti, riproduce un seme d'arancia ingrandito milioni di volte, in marmo di Carrara, dal titolo Il seme dell'Altissimo. Ed è la prima cosa che si vede entrando dal Gate Ovest dell'Expo Center. L'autore è l'artista siciliano Emilio Isgró. Che così spiega il significato dell'opera e che cosa vuole rappresentare :


'Tante cose, la Sicilia, la Toscana , le due regioni in cui è nata la lingua italiana, ma anche un simbolo di condivisione universale dei più grandi valori dell'uomo'.


L'idea viene da lontano, affonda nel suo paese d'origine Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina, un tempo centro rigoglioso di coltivazione ed esportazione di agrumi pregiati, poi sopraggiunge la crisi, Barcellona diventa un covo di malavita, un morto al giorno e il sindaco si rivolge a lui per avere un'idea di rinnovamento. Lui pensa al seme d'arancia 'seme come segno di principio, simbolo di fecondazione e di vita per la natura e per l'uomo'. L'opera viene realizzata e collocata davanti alla stazione ferroviaria della città ma, come spesso avviene in campo politico, la nuova amministrazione comunale non gradisce e smantella. Così oggi, dopo le vicissitudini, è stata ricreata per l'evento mondiale. Sperando che il seme possa germogliare.


Un bell'esempio di generosità perché Isgró ha lavorato questa volta gratuitamente e di valori perché, nell'ambito della kermesse, rimane un monito e una filosofia che accoglie i visitatori, prima che siano distratti dai padiglioni e attirati dal cibo offerto dai ristoranti, dalle birrerie e caffetterie che abbondano all'interno dell'esposizione.


Arance buone: anche Natalia Ginzburg quando è al confino con il marito Leone a Pizzoli parla delle arance, quelle di Giró: 'La bottega di Giró era proprio davanti a casa nostra. Giró se ne stava sulla porta come un vecchio gufo e i suoi occhi rotondi e indifferenti fissavano la strada. Vendeva un po' di tutto: generi alimentari e candele, cartoline, scarpe e aranci. Quando arrivava la roba, Giró scaricava le casse, i ragazzi correvano a mangiare gli aranci marci che buttava via. A Natale arrivava anche il torrone, i liquori, le caramelle. Ma lui non cedeva un soldo sul prezzo. 'Quanto sei cattivo Giró' gli dicevano le donne. Rispondeva: 'Chi è buono se lo mangiano i cani.'. Ma Giró, quando vedeva i suoi bambini, offriva sempre loro un'arancia. Diventava buono.


Sotto il sole dell'Expo, ecco quello che avrei voluto mangiare, una bella insalata fresca di valeriana con avocado, arance e feta: un piatto unico fresco e colorato, perfetto per la calura, condito con olio, sale e succo di limone, pinoli e maggiorana come coronamento. L'arancio squillante dell'agrume sarebbe stato di buon auspicio.

 

cetta berardo

 

 

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